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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA



                  L’impianto forniva energia all’intera valle ma, in particolare, alle miniere di
             piombo e di zinco di Cave del Predil, vicina frazione di Tarvisio (UD), la cui
             produzione, di notevole importanza per l’industria bellica germanica, era diret-
             tamente controllata dai tedeschi.
                  Gli  sloveni  tesero  dapprima  un’imboscata  al  giovane  Comandante  del
             distaccamento, il Vicebrigadiere Dino Perpignano, e a due carabinieri che lo
             accompagnavano  (alcune  testimonianze  riferiscono  di  un  solo  carabiniere)
             mentre questi facevano rientro a piedi al loro presidio dopo essersi recati nel-
             l’abitato di Bretto. Quindi, riuscirono a sorprendere gli altri militari presenti
             nello stabile, facendoli prigionieri.
                  Il Comandante della Compagnia di Tolmezzo, nella sua relazione alla scala
             gerarchica, riferì che sembrava i carabinieri fossero stati sopraffatti senza appa-
             renti reazioni ovvero, comunque, senza che gli operai addetti alla centrale elet-
             trica udissero alcun colpo d’arma da fuoco. L’ufficiale ipotizzava pertanto che
             per penetrare all’interno della casermetta gli assalitori si fossero avvalsi in qual-
             che modo dei carabinieri già catturati all’esterno, ma sono in realtà possibili
             anche altre spiegazioni, ivi compresa l’eventualità che i carabinieri conoscessero
             e si fossero fidati di alcuni dei loro aggressori, tra i quali erano quasi certamente
             presenti anche alcuni italiani.
                  Prelevate dunque le armi trovate in caserma, e dopo aver sistemato cariche
             esplosive  sotto  una  delle  turbine  della  centrale  elettrica,  rimasta  gravemente
             danneggiata, e all’interno della stessa caserma, andata completamente distrutta,
             i partigiani si avviarono verso le montagne conducendo con loro anche i cara-
             binieri catturati.
                  Soltanto una settimana più tardi, a seguito di battute effettuate dai carabinie-
             ri con l’ausilio di militari tedeschi, guardie confinarie e alpini, il 31 marzo, furono
             rinvenuti i corpi senza vita di sette carabinieri, abbandonati insepolti, accatastati
             in mezzo alla neve nei pressi di un rifugio per pastori sull’alpeggio di Malga Bala,
             nell’alta Val Bausizza, una piccola valle laterale della conca di Plezzo. Poco distan-
             te vennero ritrovati due giorni più tardi anche i cadaveri dei restanti commilitoni.
                  “Tutti indistintamente i loro corpi erano coperti con le mutande e la camicia
             solamente e presentavano ferite multiple di arma bianca e da fuoco, nonché tracce
             evidenti di sevizie” (dalla relazione della Compagnia di Tolmezzo del 6 aprile 1944),
             “le estremità inferiori legate con filo di ferro” (dalla relazione dell’Ispettorato di
             frontiera della Guardia Nazionale Repubblicana del 20 aprile 1944).
                  In occasione di un procedimento penale avviato per la ricerca degli autori
             della strage soltanto alla fine degli anni Novanta, alcuni testimoni ricorderanno
             che i cadaveri erano “orrendamente sfigurati.

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