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L’ECCIDIO DI MALGA BALA, 23-25 MARZO 1944
nero” (o “inglese”, ovvero solfato di magnesio usato come purgante per il bestia-
me). All’alba del giorno 25, i dodici, consumati dalla febbre e dai dolori dell’av-
velenamento, sarebbero stati costretti a marciare per ore fino alla Malga Bala
dove sarebbero stati infine uccisi barbaramente a mezzo di orrende sevizie, cru-
damente e dettagliatamente descritte nel libro.
La narrazione si basa su di un paziente lavoro di ricomposizione di rac-
conti, ammissioni, confidenze raccolte nel tempo dall’autore, rintracciando
tenacemente decine di fonti testimoniali. La ricostruzione appare in effetti in sé
coerente e complessivamente verosimile, anche in relazione ad altri efferati
delitti perpetrati in quel periodo nello stesso territorio. Si tratta, tuttavia, nella
maggioranza dei casi, di fonti testimoniali indirette, che citano talora personaggi
indistinti, di testimonianze non formalizzate, riportate in modo riassuntivo, …
interpretate! Questo dato, unitamente all’enfasi posta su di una presunta volon-
tà degli aggressori di colpire non tanto la centrale elettrica quanto più diretta-
mente i Carabinieri, espressione della mal sofferta presenza italiana, ha esposto
il lavoro dell’autore a forti critiche e a numerose polemiche, tuttora perduranti,
debordate talora fino a revocare in dubbio anche gli elementi di fatto acclarati,
giungendo a negare del tutto le torture subite dai militari ovvero a negare la
responsabilità dei partigiani titini.
Tarvisio, 4 aprile 1944. Un momento della cerimonia funebre
(Fonte: Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri, Archivio Fotografico II-7-3)
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