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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA
1944, ad operare sotto i vessilli dell’Arma, la maggior difficoltà di distinguere
da quale nemico, o da quali nemici, difendersi e difendere la popolazione civile
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italiana .
Gli scontri con i ribelli slavi, infatti, erano qui iniziati ben prima dell’8 set-
tembre e i carabinieri caduti e dispersi della Legione di Trieste in attentati e
scontri con i partigiani, tra l’8 settembre 1943 e lo scioglimento del 25 luglio
1944, furono ben 397, un fenomeno che non trova riscontro nel resto del Nord
Italia.
5. Il possibile inquadramento della strage
La miniera di Cave del Pedril aveva già subito diversi attacchi e sabotaggi
nei mesi precedenti, come analoghi attacchi erano portati in quel periodo ad
altre centrali idroelettriche della zona: in effetti la centrale idroelettrica di Bretto
costituiva, di per sé, un obiettivo militare legittimo e remunerativo. Non sem-
brerebbe dunque corretto ricondurre l’azione partigiana all’esclusiva volontà di
colpire i Carabinieri in quanto elementi più rappresentativi della presenza italia-
na nell’area.
Non di meno, nelle modalità del barbaro massacro, senza alcuno scopo o
vantaggio militare, è evidente l’accanimento contro l’elemento etnico italiano,
che connoterà la drammatica stagione delle foibe. E anche la data del 23 marzo,
ricorrenza quell’anno del 25esimo anniversario della costituzione dei fasci di
combattimento, sembrerebbe suggerire la ricerca di una particolare connotazio-
ne simbolica nella pianificazione dell’attacco.
La strage di Malga Bala è spesso posta in correlazione anche con l’eccidio
che era stato perpetrato dai nazisti per rappresaglia in una frazione di Bretto di
Sopra nell’ottobre 1943, uccidendo circa 15 persone, lasciandone esposti i corpi
come monito alla popolazione e dando alle fiamme tutte le abitazioni. Altri
richiamano, infine, anche lo scontro tra partigiani e reparti dell’Esercito italiano
avvenuto sul vicino monte Golobar nell’aprile ancora precedente, in cui rima-
sero uccisi circa 40 combattenti sloveni, le cui salme sarebbero state trascinate
a valle legate con fil di ferro.
E’ in realtà sensato ritenere che non uno ma tutti gli elementi citati possa-
no aver concorso complessivamente a delineare il contesto e il clima nel quale
sono maturati l’attacco e il suo cruento epilogo.
2 Sui Martiri di Fiesole si rinvia al contributo di Jonathan Nelson presente nelle pagine di que-
sto Numero Speciale; Sul maresciallo d’alloggio Ciro Siciliano, comandante della Stazione
di Forno (MS), si rinvia al contributo di Paolo Giovan-Battista Pieraccini, pure presente in
queste pagine. Infine, Sergio Bucci ha studiato il ruolo di Osman Carugno quale Giusto tra
le Nazioni, qui trattato.
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