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L’ECCIDIO DI MALGA BALA, 23-25 MARZO 1944
controllo del Comando di Polizia e delle SS tedesco, insediato anch’esso a
Trieste (nella circostanza fu assorbito anche il Gruppo di Udine, già apparte-
nente alla Legione di Padova).
La diretta dipendenza dall’occupante tedesco aveva in compenso evitato,
all’inizio del ‘44, lo scioglimento della Legione e la fusione dei Carabinieri con
la Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale fascista (MVSN, ovvero con le
“camice nere”) e con quel che restava della Polizia dell’Africa Italiana (PAI):
unificazione avviata nel restante territorio della Repubblica Sociale Italiana
(R.S.I.) con la costituzione della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR, di cui
la Legione - unica rimasta - faceva comunque formalmente parte). Non furono
dunque cambiate le denominazioni dei Comandi e dei gradi militari né ai cara-
binieri della Legione risulta essere stato richiesto il giuramento di fedeltà alla
R.S.I., se non presso qualche reparto, né imposto l’uso della camicia nera: i
Carabinieri continuavano a svolgere l’ordinario servizio d’istituto in favore della
popolazione.
La Legione sarà sciolta solo più tardi, dagli stessi tedeschi, il 25 luglio del
1944, e i carabinieri saranno costretti a scegliere tra l’internamento in
Germania, affrontato da un gran numero di loro, e il passaggio nella neocosti-
tuita Milizia di Difesa Territoriale (MDT), unitamente ai reparti della MVSN,
servizio dal quale i più tenteranno di allontanarsi non appena loro possibile: sei
mesi più tardi, nel 1945, restavano operative sole 50 Stazioni, ridenominate
“Distaccamenti” della MDT, sulle 269 iniziali.
Si tende a rivalutare oggi, a ottant’anni da quel tragico periodo, la vicenda
umana e professionale dei tanti carabinieri, dimenticati quando non esecrati,
che rimasero in servizio dopo l’8 settembre, formalmente sotto le insegne della
R.S.I. ma impegnati nelle loro Stazioni nell’ordinario servizio d’istituto, gene-
ralmente costretti a restare in servizio per forza maggiore o per condizioni per-
sonali e familiari, non per scelta ideale o adesione al regime, vessati e control-
lati con diffidenza dai miliziani fascisti, non collaborativi nelle azioni repressi-
ve, molto spesso in contatto con elementi della Resistenza (i “Martiri di
Fiesole” ne sono solo il caso più emblematico), nel rischio continuo di essere
arrestati e/o deportati al minimo sospetto, spesso protagonisti di piccoli e
grandi eroismi in favore della popolazione, oggi noti (come il caso del coman-
dante della Stazione di Forno - MS, che si oppose alla strage nazista) o rimasti
sconosciuti o comunque mai premiati dalle Istituzioni repubblicane del dopo
guerra (si pensi ai Comandanti di Stazione proclamati “Giusti tra le Nazioni”
dallo Yad Vaschem), ma si deve ulteriormente riconoscere ai carabinieri della
frontiera nord-orientale, oltre l’attenuante di aver continuato, fino al luglio
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