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IL FRIULI VENEZIA GIULIA NELLA RESISTENZA. I CARABINIERI DEL BATTAGLIONE TRIESTINO




               ni (le uniche forze che opponevano una resistenza attiva all’Italia e si trovavano
               dentro i confini del Regno stante l’avvenuta annessione di Lubiana) sia in seno
               al proprio partito sia cercando di sollecitare l’opinione delle altre forze politiche.
                    Era doveroso però, per un futuro di pace, che in quel momento storico gli
               accordi, sia pur non vincolanti, venissero in primis presi dalle due parti che in
               quel territorio lottavano. Siccome in entrambe era presente un partito comuni-
               sta che rispondeva a Mosca, fu tra gli elementi di tale organizzazione che inizia-
               rono le consultazioni. Gli italiani e gli sloveni tennero fra loro contatti regolari
               e raggiunsero degli accordi.
                    Nel gennaio 1943, sotto la spinta e l’incitamento dei secondi, venne dato
               il via alla creazione di una resistenza italiana e all’inizio della lotta armata. I qua-
               dri dirigenti del PCdI furono informati, da un comandante sloveno, che nei
               reparti partigiani sparsi all’interno della ex Jugoslavia c’erano alcuni elementi
               italiani con i quali era possibile prendere contatti.
                    La presenza di questi elementi, fra coloro che conducevano la guerriglia,
               anche  se  numericamente  irrilevante,  avrebbe  potuto  portare  la  resistenza  al
               fascismo su un livello più alto di quello che in quel momento veniva attuato.
                    Fu subito chiaro infatti che quei primi elementi avrebbero potuto costitui-
               re il futuro nucleo dell’esercito partigiano italiano.
                    Il 13 aprile 1943 nel territorio della Venezia Giulia controllato dagli sloveni,
               a Vogersko, furono installate la direzione politica e il comando militare delle bri-
               gate partigiane dell’esercito di liberazione Jugoslavo con lo scopo di coordinare
               le azioni da porre in essere nel Vipacco e in tutta la vallata fino a Gorizia. Inutile
               sottolineare che tutta la zona si trovava in territorio metropolitano italiano.
                    Da parte della dirigenza dei due partiti comunisti venne quindi decisa la
               costituzione di un reparto autonomo di italiani alle dipendenze delle più nume-
               rose e organizzate compagini slovene. Nell’estate la formazione prese il nome
               di distaccamento Garibaldi e fu messa alle dipendenze operative del Primorski
               Odred. Operò nella zona di Nimis, Attimis, Faedis, sul Collio cormonese e gori-
               ziano e si spostò fino al Carso triestino, ritornando nella zona del Collio cor-
               monese il primo settembre dello stesso anno. In quel mese il distaccamento
               poteva contare su una forza di circa 25 uomini.
                    Nella Venezia Giulia il 1943 fu l’anno del parossismo e della violenza, della
               fase finale e più aspra della strategia repressiva imposta dal regime sin dal 1941,
               per stroncare l’antifascismo armato e quello politico slavo e, da quel momento,
               anche italiano. Le formazioni partigiane furono oggetto, da parte delle forze
               militari e di polizia italiane, di azioni di controguerriglia che non diedero tregua
               non solo ai resistenti ma anche, e soprattutto, ai civili.


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