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IL GRUPPO CARABINIERI DI TRENTO
in confronto alle formazioni partigiane che a favore dei Comitati di Liberazione
pongono tutti voi, a buon diritto, in primo piano nella stima e nella perenne
considerazione delle brave popolazioni trentine. [...] Viva sempre l’Italia nella
sua riconquistata libertà» .
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L’11 maggio Adolfo de Bertolini, già commissario prefetto della provin-
cia, rilasciava una dichiarazione nella quale specificava come i carabinieri non
avessero avuto dipendenza dall’autorità germanica e, solo ai suoi ordini, aveva-
no atteso al servizio d’ordine in città e provincia fornendo anche un aiuto pre-
zioso nel tenere lontana ogni infiltrazione fascista e nel reprimere gli atti arbi-
trari dei tedeschi. Il ten. col. De Finis, in particolare, si era comportato in modo
irreprensibile mantenendo «con dignità l’uniforme e l’espletamento delle sue
difficili e molto delicate funzioni» .
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Si concludeva in questo modo il rapporto di collaborazione fra due perso-
ne che, pur fra ostacoli, condizionamenti e pesanti controlli, si erano servite
degli esigui spazi di autonomia decisionale lasciati nelle loro mani per mantene-
re indenne il Trentino da mali peggiori. Senza gesti clamorosi, ma con agire
fermo, avevano dato alle popolazioni almeno la sicurezza di avere un punto di
riferimento contro l’arbitrio e di poter evitare la guerra civile che aveva straziato
i territori della Repubblica sociale: il nemico, nella provincia, era infatti solo il
tedesco invasore. Di fronte all’inevitabilità del suo dominio si trattava di atten-
dere il momento della liberazione e della fine della guerra tutelando al massimo
la vita ed i beni dei cittadini.
43 Ivi, fasc. 27.
44 Ivi, fasc. 7P.
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