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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA



                  La richiesta, fatta il 21 giugno da parte del comando Legione di Trieste della
             denominazione del comando tedesco di polizia dal quale dipendeva il Gruppo di
             Trento chiarì senza ombra di dubbio la posizione dei carabinieri nel Trentino. Il ten.
             col. De Finis il giorno 30 si rivolse al de Bertolini chiedendo di precisargli da chi dipen-
             dessero i carabinieri e ottenendone la seguente risposta: «In esito all’odierna richiesta
             ribadisco che codesto gruppo Carabinieri è alla diretta dipendenza del Prefetto». Di
             conseguenza nel medesimo giorno il De Finis poteva comunicare al Comando di
             Trieste: «Non abbiamo dipendenza diretta da nessun comando tedesco. Siamo agli
             ordini del Capo della provincia che stamane mi ha ribadito tale dipendenza».
                  A fine giugno la Legione carabinieri di Trieste passava alle dipendenze
             amministrative del Comando militare regionale e quindi, come da comunicazio-
             ne del 27 giugno, «i gruppi di Zara, Trento e Belluno abbiano autonomia ammi-
             nistrativa e chiedano i fondi e rendano i conti il primo al comando militare
             regionale di Trieste, gli altri due a quello di Padova». L’autonomia amministra-
             tiva aveva inizio con il 1° luglio.
                  Era così precisata la singolare posizione del Gruppo carabinieri di Trento, sin-
             golare ed unica non tanto per l’autonomia amministrativa ed il mantenimento della
             divisa che, privata solo dagli emblemi di Casa Savoia, fu conservata in tutta l’area delle
             due zone d’operazione. La singolarità consisteva nel fatto che il Gruppo di Trento
             non dipendeva da nessun comando tedesco e tanto meno dalla Gendarmeria ma
             solo dal commissario prefetto de Bertolini. Esso era un gruppo autonomo a tutti gli
             effetti e, come tale, a cominciare dall’estate 1944 intestò le proprie lettere e circolari.
                  Questo non significava che il Corpo dei carabinieri, difeso ed ufficializzato
             nella sua esistenza dal de Bertolini non fosse costretto ad avere contatti o for-
             zate collaborazioni con la Gendarmeria ed il Comando di piazza tedesco, inte-
             ressati anch’essi all’ordine pubblico ed ai problemi relativi alla polizia giudizia-
             ria. Ma si trattò solamente, come scriveva il De Finis nel maggio 1945, di rap-
             porti indispensabili e di mera forma «limitati all’esplicazione di un’attività ed
             all’adempimento di doveri inerenti esclusivamente ai servizi di polizia, per la
             prevenzione e la repressione dei reati comuni [...] cioè a quei servizi d’istituto ai
             quali l’Arma non avrebbe potuto in alcun modo sottrarsi» .
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                  Qualche precettazione della gendarmeria ai carabinieri si trova nel Fondo
             Commissario Prefetto come quelle, scritte in testo bilingue, del gennaio 1944
             nelle quali si chiedeva in forme perentorie di controllare gli apparecchi telefo-
             nici, di fornire utensili di cucina per il corpo di polizia di imminente costituzio-
             ne e di indagare sulla fuga di due prigionieri .
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             33   Ivi, Relazione, cit.
             34   AST, Fondo CP, b. 12, fasc. Impiegati 1944-45.

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