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IL GRUPPO CARABINIERI DI TRENTO
Così costituito, il CST non poteva certo sostituirsi all’Arma dei carabinieri
che il de Bertolini s’impegnava ancora più a difendere. Ad essa fu anzi affidato
il compito di sorvegliare il Corpo di sicurezza: cosa che venne scrupolosamente
eseguita con informazioni date al comandante De Finis e da questi passate al
commissario prefetto.
Contemporaneamente veniva seguito con attenzione il moltiplicarsi nella
provincia dei posti di Gendarmeria tedesca che sembravano estendersi a mac-
chia d’olio sul territorio mantenendo sempre in vita il timore della soppressio-
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ne dell’Arma. I rapporti fra i due Corpi non erano certo fra i più cordiali, anche
se i contatti dovevano essere mantenuti per necessità di servizio.
L’atteggiamento conflittuale da parte della Gendarmeria sembrò attenuarsi alla
fine del 1944 quando fu evidente che i carabinieri, sostenuti dal de Bertolini,
erano ormai saldamente radicati nel Trentino. Si arrivò perfino ad atti di corte-
sia come quello di recarsi presso il comando dell’Arma a porgere gli auguri in
occasione del Natale 1944 e del nuovo anno. I carabinieri però si guardarono
bene dal restituire la visita e nessuno di loro andò a fare altrettanto al comando
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della Gendarmeria .
Una svolta per il Corpo dei carabinieri operante nel Trentino si ebbe nel
febbraio 1944 quando, dopo l’episodio di Riva che aveva visto l’arresto del
reparto sconfinato della RSI, fu chiaro come l’Alpenvorland fosse interdetto
all’intervento delle forze militari e di polizia fascista. Dall’ufficio stralcio del
troversa questione della costituzione del CST la polemica politica e storiografica è stata note-
vole. Essa conobbe un’impennata nel 1971 quando venne presentato al Consiglio regionale
del Trentino Alto Adige un disegno di legge voto per il riconoscimento del servizio militare
prestato nel CST e nella sezione speciale addetta alle batterie contraeree (FLAK). Fu in que-
sta occasione che il De Finis stese un Memoriale a Bice Rizzi nel quale, dopo avere ricordato
come era nato il Corpo di sicurezza trentino, sottolineava la separazione dei compiti e del-
l’attività operativa fra il CST e il Gruppo carabinieri. Il Memoriale, corredato dal disegno di
legge, dalle relazioni accompagnatorie e dalla stampa sulla quale la polemica trovò ampio
spazio, in ADF, fasc. 15 e, il solo Memoriale, presso il Museo del Risorgimento in Trento,
Archivi Resistenza, I parte, busta 4, fasc. 11, carte 6-7-8.
25 I rapporti dei carabinieri riguardano i posti di Gendarmeria di Pergine con giurisdizione su
Novaledo, Levico, Caldonazzo, Tenna, S. Orsola, Baselga di Pinè (rapporto in data
20.1.1944); di Cavalese con controllo su Canazei, Vigo di Fassa, Moena, Predazzo, Molina di
Fiemme, Grumes, Cembra, Segonzano (2.3.1944), di Cles per tutta la valle e Mezzolombardo
(16.3.1944); di Lavarone con giurisdizione anche su Luserna (31.3.1944). In ADF, fasc.26.
26 Dichiarazioni dei capitani Nicola Censori del 25 febbraio 1946 e Carlo De Ferrà del 27 gen-
naio 1946. Dalle medesime dichiarazioni risulta anche il fermo rifiuto del comandante oppo-
sto alla richiesta di alloggiare nella caserma dei carabinieri truppe tedesche di passaggio. Il
Censori ricorda inoltre il diniego dato dal De Finis al trasferimento dell’ufficio del capitano
della Gendarmeria nella caserma dell’Arma e la non ammissione alla mensa dei carabinieri di
due ufficiali della RSI. È riconosciuta però la deferenza usata dalla Gendarmeria nei confron-
ti dei carabinieri, deferenza che viene ribadita nella dichiarazione del capitano Francesco
Risica in data 15 febbraio 1946. In ADF, fasc. 13P e 29.
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