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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA



                  L’Heinricher  proponeva  di  sostituirli  con  i  germanici,  ma  l’avv.  de
             Bertolini faceva osservare che essi erano inadatti allo scopo perché non cono-
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             scevano né la lingua, né il paese ed erano in pochi» .
                  Il pericolo dell’eliminazione dei carabinieri era stato avvertito con appren-
             sione anche da altri come l’avv. Gino Marzani, l’avv. Franco Crivelli, il dott.
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             Luigi De Luca, il dott. Luigi Sette .
                  Il timore dello scioglimento dell’Arma portava il de Bertolini a dimostrare
             l’importanza del suo utilizzo. Agli inizi di novembre presso la prefettura, pre-
             sente Heinricher, De Finis, il comandante la Gendarmeria Fenkart, il commis-
             sario prefetto cercava di mettere a punto un piano di sicurezza della ferrovia
             avvalendosi di 200 carabinieri e 200 volontari. Il progetto andò in porto ed il
             verbale dell’accordo venne firmato il 10 novembre ma, fin dall’inizio, sorsero
             difficoltà per il trattamento economico riservato ai civili che si lamentavano
             anche per non avere avuto gli indumenti promessi. Il problema si trascinò dal
             novembre 1943 al gennaio 1944.
                  Il 27 dicembre il de Bertolini comunicava al De Finis che i tedeschi erano
             disposti all’accollarsi l’onere finanziario, ma non potevano fornire i cappotti.
             Successivamente venne sollevata la questione dei pagamenti che l’occupante
             intendeva far gravare sui Comuni. L’8 gennaio il commissario prefetto scriveva
             all’Heinricher opponendosi decisamente a questa soluzione: l’onere non poteva
             essere accollato ad essi in quanto la sorveglianza ferroviaria era di vantaggio per
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             l’intera provincia .
                  Il progetto fu quindi lasciato cadere.
                  Una iniziativa da porre in atto, nel caso fossero stati eliminati i carabinieri,
             sembrò quella di potenziare il Corpo dei vigili del fuoco con l’arruolamento di
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             volontari e la dotazione di armi  come era stato nel loro passato sotto la sovra-
             nità austriaca. L’85° Corpo dei pompieri aveva allora una certa consistenza con-
             tando, in provincia di Trento, su 21 distaccamenti con squadre comunali e fra-
             zionali, 24 ufficiali e 1874 unità tra sottufficiali e vigili. La sua dotazione era di
             6 autopompe, 41 automezzi, 49 motopompe e 367 pompe a mano .
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                  Per questo l’utilizzo dei vigili del fuoco poteva essere considerato ragione-
             vole e di indubbio vantaggio per le popolazioni, anche se l’attacco alla loro

             12   Ivi, f.41.
             13   Le rispettive dichiarazioni sul pericolo dell’eliminazione dei carabinieri, ivi, ff. 30, 62, 96, 100.
             14   L’intera questione in AST, Fondo CP, b. 4, fasc. 20.
             15   Ivi, richiesta del comandante ing. Enzo Costanza in data 23 ottobre 1943 perché i pompieri
                  potessero, nei servizi di guardia, essere armati di rivoltella e moschetto.
             16   Relazione organizzativa provinciale antincendi in data 19 novembre 1943 al commissario
                  prefetto de Bertolini da parte del comandante Enzo Costanza, ivi.

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