Page 277 - Numero Speciale 2024-2
P. 277
IL GRUPPO CARABINIERI DI TRENTO
pericoli immediati e vicini derivanti dall’autorità politica e militare esercitata in
loco dai tedeschi. Già nell’ottobre verso l’Arma era cominciata un’opera di
discredito messa in moto attraverso alcuni podestà, ma orchestrata dagli occu-
panti, per contestare l’efficienza del Corpo. Da Moena, Mezzana, Grigno, Fondo
e Brez, Madruzzo, Cadine, Molina di Ledro e Molveno ci si rivolgeva ad
Heinricher segnalando l’inattività dei carabinieri consistente, ad esempio, nel non
intervento «nella ricerca di personale per condurre bestiame per l’esercito tede-
sco» o nell’avere rilasciato un cittadino «che si era rifiutato di consegnare mezzo
litro di latte». Il commissario germanico per l’alimentazione, barone Günther
von Unterrichter, raccoglieva e spediva tali lagnanze all’Heinricher che, attraver-
so la prefettura, le passava al comandante il Gruppo. Il ten. col. De Finis il 10
novembre, prolungandosi le segnalazioni, inviava alle Compagnie, Tenenze e
Sezioni dipendenti una lettera piena di raccomandazioni alla cautela e alla neces-
sità di mantenere buoni rapporti con le autorità e le popolazioni assumendo però
un tono diplomatico che, senza urtare i veri detentori del potere, in realtà dimo-
strava spirito solidale con la difficile opera dei carabinieri alla periferia .
10
Lo scioglimento dell’Arma, come era avvenuto in Alto Adige, con passag-
gio delle funzioni alla Gendarmeria era un’ipotesi più che probabile. Ma il de
Bertolini cercava in tutti i modi di mantenere in vita un Corpo amato e rispettato
dalle popolazioni. Incontrando il generale Marchetti nei primi giorni del novem-
bre 1943, il commissario prefetto aveva parlato del suo desiderio che i carabinieri
rimanessero in funzione nel Trentino. «Mi disse», ricordava il Marchetti, «che i
carabinieri avrebbero rappresentato l’antico legame spirituale militare col resto
d’Italia e che avrebbero costituito un cuscinetto paraurti fra i germanici oppres-
sori e i trentini oppressi. La gendarmeria tedesca, che già stava arrivando e man-
dando i suoi tentacoli in tutte le vallate della regione, non conosceva né il nostro
popolo, né tanto meno la sua lingua. Perciò la gendarmeria avrebbe dovuto, per
forza di cose, avvalersi in pieno dell’opera dei carabinieri, i quali per la insoppri-
mibile omertà nazionale, in aggiunta alla antipatia generale per i tedeschi, avreb-
bero certamente parteggiato per i trentini con grande vantaggio per essi” .
11
Anche il dott. Arturo Cigolla, funzionario di prefettura, ricordava che il de
Bertolini «era in ispecie preoccupato perché i tedeschi tendevano ad esautorare
il corpo dei carabinieri ed anzi volevano scioglierlo. Egli insisteva presso
l’Heinricher perché i carabinieri non venissero (sic) via per non lasciare il paese
in mano ai ladri.
10 Tutta la documentazione dell’opera di discredito nei confronti dell’Arma e della posizione
presa dal De Finis, in ADF, fasc. 5.
11 CCAT, Atti processuali dB, f. 25.
275

