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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA
Per quanto i carabinieri fossero stati riammessi ad esercitare le loro fun-
zioni dopo gli avvenimenti dell’8-9 settembre, rimaneva l’incertezza della desti-
nazione futura e della stessa sopravvivenza dell’Arma.
Già il 13 settembre i carabinieri di Trento che erano impegnati nella casa
della GIL dove si era sviluppato un incendio, vennero raggiunti dall’invito del
Comando di piazza tedesco a recarsi in caserma per comunicazioni. Là furono
bloccati e tenuti fermi senza alcuna motivazione finché il giorno successivo, alle
ore 8, giunsero le scuse del Comando accompagnate dalla spiegazione che si era
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trattato di un errore .
Così fu ripreso il servizio evitando, per usare parole del De Finis, che la
città fosse «barbaramente svaligiata e derubata da tedeschi e pregiudicati» come
era avvenuto durante la coatta permanenza nel campo di concentramento di
Gardolo .
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La sorte toccata a quello che rimaneva dell’Arma dei carabinieri nel resto
d’Italia, travolta dal generale sfaldamento dell’esercito ed invisa contempora-
neamente a fascisti e nazisti, doveva riverberarsi anche nel territorio
dell’Alpenvorland, escluso l’Alto Adige dove il Corpo era stato abolito,
aggiungendo incertezza a incertezza. Dal Comando della 1 Divisione
a
Carabinieri Reali «Pastrengo» con sede a Milano, dalla quale dipendeva la
Legione di Bolzano, il generale Umberto Giani inviava un Promemoria nel
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quale si mescolavano accenti di richiamo ai doveri tradizionali dell’Arma e
raccomandazioni dettate dalla forza coattiva dell’occupante. La data era il 20
settembre, precedente quindi alla prima riunione del nuovo governo
Mussolini, tenuta il 26 dello stesso mese, ed ai tentativi di organizzazione
dell’esercito della RSI.
Il generale Giani, dopo avere sottolineato l’ora tragica attraversata dalla
patria, ricordava il compito gravoso spettante all’Arma che, nello sbandamento
e crollo generale, doveva attingeva alle antiche tradizioni per imporre l’ordine e
la disciplina.
Ma, egli aggiungeva probabilmente per imposizione degli occupanti,
«ordine e disciplina sono i compiti che si propongono anche le forze della poli-
zia germanica: dobbiamo perciò a tal fine dare loro la nostra leale collaborazio-
1 Nel medesimo giorno furono bloccati in caserma, insieme ai carabinieri, anche tutti gli agenti
della Questura, controllati dai tedeschi che imbracciavano le mitragliatrici. Furono poi
anch’essi rilasciati alle 8 del giorno successivo. Dichiarazione del vice commissario di P.S.
dott. Giovanni de Luca in Archivio De Finis (d'ora in poi ADF), fasc. 13P e 29.
2 In Relazione, cit., ADF, fasc. 8.
3 Il Promemoria, come i documenti citati in seguito, in ADF, fasc. 26.
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