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IL GRUPPO CARABINIERI DI TRENTO
Quanto era stato guadagnato dai carabinieri che si erano sottratti al giura-
mento di fedeltà ad un regime contrario al loro sentire ed alle loro tradizioni,
divenne norma per tutti i dipendenti degli uffici e dei Comuni della provincia.
Con circolare dell’8 aprile il de Bertolini informava che: «Il commissario supre-
mo ha comunicato che il giuramento dei funzionari secondo la nuova formula
repubblicana deve rimanere sospeso fino a sua determinazione. Vogliate pren-
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derne atto ed attenervi a tale disposizione» .
In questo caso, pur all’interno di progetti opposti, la volontà dell’Hofer
intesa a mantenere lontana dal territorio ogni traccia di fascismo coincideva con
quella del commissario prefetto, del Corpo dei carabinieri e delle popolazioni.
Spezzati ufficialmente i legami politici con la RSI, cominciava però l’odis-
sea del Gruppo carabinieri di Trento relativamente al referente amministrativo
e disciplinare. Il 31 marzo l’ufficio stralcio di Verona rendeva noto che le
Legioni carabinieri erano state sciolte dal 15 dello stesso mese e che, fino al 30
giugno, le spese per i già appartenenti all’Arma sarebbero gravate sul bilancio
delle Forze Armate .
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Successivamente, il 26 aprile, partiva da Verona la comunicazione che gli
uffici della disciolta Legione avrebbero cessato di funzionare con il 29 aprile e
che «Il gruppo di Trento riceverà istruzioni circa la sua dipendenza disciplinare
e di servizio».
Il Comando generale della Guardia nazionale repubblicana si trovò di
fronte al dilemma della sistemazione dei carabinieri rimasti nelle zone di opera-
zione per i quali non era avvenuta la fusione nei reparti della GNR. II 25 mag-
gio fu trovata la soluzione con un ordine che rifletteva il disagio per una situa-
zione anomala: «In dipendenza dello scioglimento delle legioni dell’Arma dei
Carabinieri, i gruppi di Belluno, Udine e Trento, compresi fra quelli che, per
disposizione dell’autorità Germanica, continuano a funzionare secondo i prece-
denti ordinamenti, vengono a trovarsi del tutto avulsi da un organo che eserciti
su di loro le funzioni già demandate ai comandanti di legione». Veniva pertanto
deciso, con applicazione immediata, che tali Gruppi venissero aggregati alla
Legione di Trieste inclusa nel territorio dell’Adriatisches Küstenland.
Il legame con Trieste risultava però puramente formale, limitato solo alle
pratiche amministrative, come dichiarava al De Finis il colonnello della Legione
Ugo Galeazzi in una lettera dove si augurava che l’avvenire potesse essere
«meno ingrato per il nostro martoriato Paese e per l’Arma».
31 Il testo originale della circolare, conservata anche in ADF, fasc. 17 e 24, in AST, Fondo CP,
b. 12, fasc. Impiegati 1944-45.
32 Questa, come le altre comunicazioni che seguono, in ADF, fasc. 29.
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