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IL GRUPPO CARABINIERI DI TRENTO




                    Risolta la questione dei fondi per il funzionamento del Gruppo e per gli
               stipendi, restava però aperta quella del casermaggio e dell’equipaggiamento. Le
               condizioni  del  vestiario  dei  carabinieri  non  dovevano  essere  delle  migliori;
               anche le calzature si trovavano in pessimo stato, tanto da chiedere con urgenza
               al commissario prefetto la fornitura di cuoio per le necessarie riparazioni .
                                                                                      40
                    Il problema, nel gennaio 1945, venne sottoposto da parte dell’Intendenza
               del  Comando  Generale  della  GNR  al  sottosegretario  di  Stato  dell’esercito
               repubblicano. Nella lettera dell’8 gennaio  si affermava che, definita la situazio-
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               ne  amministrativa  per  gli  assegni  ai  militari,  bisognava  stabilire  chi  dovesse
               provvedere alla somministrazione degli oggetti di vestiario, chi al pagamento
               delle diarie al fornitore del casermaggio e chi all’affitto delle caserme. Osservato
               che l’Intendenza non poteva accollarsi spese per un Reparto «che non è stato
               sciolto né assorbito, tanto è vero che continua ad avere l’antica denominazione
               ed uniforme e non è da essa amministrato», si riteneva come l’unico ente tenuto
               a provvedere alle spese fosse il Comando militare regionale di Padova, che già
               somministrava  gli  assegni  «per  accordi  intervenuti  con  le  Autorità
               Germaniche». Per quanto atteneva al vestiario (il «panno turchino») e al corre-
               do, data l’esistenza di giacenze nei magazzini dell’Intendenza, si poteva assegna-
               re lo stretto necessario o autorizzare il Gruppo di Trento a fare gli acquisti sul
               normale mercato.
                    Non abbiamo trovato documenti in grado di testimoniare come finì la
               vicenda del vestiario. È presumibile che i fondi di magazzino dell’Intendenza
               non siano mai giunti a Trento e che i carabinieri arrivassero alla fine della guerra
               con le divise ormai a pezzi. Per quanto atteneva al casermaggio si ebbe invece
               una  risposta.  Il  10  marzo  dalla  Direzione  di  amministrazione  del  203°
               Comando militare regionale il generale di Brigata Ottavio Peano faceva presen-
               te al Gruppo autonomo di Trento che il servizio di casermaggio doveva essere
               regolato dalla GNR e non più dalle prefetture; tuttavia, considerando che il
               Gruppo di Trento non faceva parte della GNR, si autorizzava «a provvedere
               direttamente ai pagamenti relativi al servizio di casermaggio fornito da ditte pri-
               vate, in base ai capitolati ed alle tariffe prestabilite. La relativa spesa sarà fatta
               gravare sul capitolo 58 del bilancio (spese di guerra)».
                    Ma ormai il conflitto volgeva al termine ed i carabinieri erano assillati
               da ben altri problemi nello sforzo per impedire che l’epilogo della domina-
               zione nazista non si trasformasse in una catastrofe per le popolazioni. Ed in

               40   AST, Fondo CP, b. 6 fasc. 23, Consiglio provinciale economia. La richiesta del cuoio è del 23
                    ottobre 1944.
               41   Questa, come le successive comunicazioni, in ADF, fasc. 1. 73.

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