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LA RESISTENZA SUL GRAPPA. I CARABINIERI DEL TENENTE GIARNIERI




               struisce i suoi ultimi giorni di vita: “E condotto nel collegio Filippini in Paderno
               del Grappa (Treviso) sede del comando nazista. Per due lunghe giornate subi-
               sce inaudite, indescrivibili torture. A coloro che lo interrogano per strappargli i
               nomi dei compagni e dei luoghi ove ancora possono trovarsi partigiani, l’uffi-
               ciale oppone sempre tenace silenzio.
                    Fiero e sprezzante, non conosce momenti di cedimento neppure di fronte
               alla minaccia di morte. I suoi aguzzini, visto inutile ogni ulteriore tentativo di
               estorcergli delle informazioni, decidono di impiccarlo pubblicamente, affinché
               la sua esecuzione serva di monito a tutti i patrioti.
                    Verso le ore 7.30 del 24 settembre, fatto salire su di un autocarro, il tenen-
               te Giarnieri, con le mani legate dietro la schiena, scordato da cinque soldati
               tedeschi viene condotto a Crespano del Grappa. L’autocarro si ferma all’angolo
               di Piazza S. Marco là dove inizia la strada che porta a Bassano. Sono le ore 8. I
               soldati di scorta cercano un appiglio idoneo a reggere il peso di una persona. In
               trova lo stesso ufficiale: sfinito nel fisico, ma integro nello spirito, con sconcer-
               tante freddezza e sottile dileggio, indica con il capo un uncino che, murato a
               qualche metro dal suolo, sporge a fianco di un negozio di verdura, ubicato in
               uno  dei  lati  della  piazza  [...].  Avvicinata  la  parte  posteriore  dell’autocarro  al
               muro, passano un cappio al collo del tenente Giarnieri - che ora si è alzato sul
               cassone dell’automezzo e fissano l’altro capo della corda all’uncino.
                    L’autocarro comincia a muoversi. L’ufficiale ha appena il tempo di gridare:
               ‘Viva l’Italia! Viva l’Arma!”. Poi il suo corpo, trattenuto dal laccio, sbatte violen-
               temente contro il muro e rimane appeso, privo di vita, schernito e oltraggiato
               dai carnefici che, sul petto, appendono un cartello con la scritta: “Ero ribelle e
               questa è la mia fine” .
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                    Quanti riescono a superare i posti di blocco, si nascondono nei luoghi più
               impensati, contando sulla superstite collaborazione di popolazioni civili ormai
               terrorizzate .
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               6. Il battaglione carabinieri “L. Giarnieri”
                    Il rastrellamento del Grappa interne alla Resistenza della zona un colpo
               duro, ma non mortale. Lentamente, in mezzo a mille difficolta e sotto la più
               dura repressione, fra la fine del 1944 e l’inizio del 1945 la cospirazione partigia-
               ne riprese a tessere le sue trarne, a ricostituire gli organici falcidiati, a riannodare
               i legami con la popolazione civile, a recuperare armi.

               26   I Carabinieri nella Resistenza..., cit., p. 96.
               27   Il rastrellamento del Grappa..., cit., p. 123 e ss. Cfr. anche R. Sartor, Ribelle per amore, S. Zenone
                    degli Ezzelini, G. Battagin, 1996, p. 23.

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