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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA
La resistenza di un migliaio di partigiani, dotati di armi leggere e con
una capacità di fuoco limitata a poche ore, si rivela ben presto impossibile.
Nello stesso pomeriggio del 21, il comandante unico Pasini diffonde un
comunicato con il “si salvi chi può”. E l’invito ai partigiani superstiti di divi-
dersi in piccoli gruppi e di cercare la salvezza nella pianura, oltrepassando le
linee nemiche. L’ordine viene eseguito anche dai carabinieri rimasti in cima
Grappa, i quali, in grande maggioranza, tentano lo sganciamento sul lato sud
del Massiccio.
5. I giorni della violenza
Per oltre una settimana, fino al 27 settembre, una gigantesca caccia
all’uomo si svolge sulle balze e sulle pendici del Grappa. Una fitta rete di posti
di blocco lungo le strade che circondano la montagna rende oltremodo diffi-
cile la via della salvezza per i superstiti partigiani. Chi viene catturato con le
armi in mano è fucilato sul posto; gli altri sono condotti nei posti di concen-
tramento a valle, per essere interrogati e messi a confronto con spie e prigio-
nieri. Centinaia di giovani, identificati come partigiani, finiscono impiccati,
fucilati o deportati in Germania, da cui ben pochi faranno ritorno. Tutti i
paesi posti alle pendici del Massiccio conoscono, in quei giorni di fine settem-
bre, manifestazioni di violenza raccapricciante, esecuzioni crudeli eseguite
con una scenografia volutamente macabra, terrorizzante. Il trattamento riser-
vato ai carabinieri catturati è ancora più spietato di quello inflitto agli altri
infelici difensori del Grappa.
Per loro, l’aggravante è di rappresentare, agli occhi della gente, lo Stato,
le istituzioni; inoltre, la loro presenza fra i “ribelli” costituisce un’ulteriore
prova della mancanza di legittimazione della repubblica di Mussolini. Quanti
carabinieri caddero durante il rastrellamento del Grappa? Un computo preciso
delle perdite umane, per le circostanze caotiche in cui si svolsero gli eventi e
per il successivo sfaldamento delle formazioni partigiane, allora non venne
effettuato; ed oggi sarebbe vano cercare riscontri sul merito delle stime avan-
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zate. Il contingente carabinieri subì indubbiamente “perdite gravissime” pro-
babilmente la metà dei suoi elettivi. Qualche comandante parmigiano azzarda
delle cifre, da prendere con beneficio di inventario. Il ten. Livio Morello, che
dopo il rastrellamento assurgerà al comando della ricostituita “G. Matteotti”,
quantifica in 18 i carabinieri caduti in combattimento sul Grappa (per scontri
sull’Archeson) .
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19 Ibidem, p.26.
20 I Carabinieri nella Resistenza..., cif., p. 95.
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