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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA



             stenza parla in questi termini il ten. Livio Morello, comandante di battaglione
             della “Matteotti”: “Prese subite contatto con i partigiani di Asolo e del feltrino
             e provvide a raccogliere carabinieri, materiali e munizioni, offrendo immediata-
             mente un apporto prezioso alla fase organizzativa della Brigata Matteotti, che
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             sarà poi la più attiva nelle azioni di guerriglia” .
                  Con l’estate 1944 e l’esplodere della crisi dell’Arma, l’afflusso di carabinie-
             ri alle formazioni partigiane si fa sempre più massiccio.
                  Il passaggio alla clandestinità viene generalmente coordinato con i comandi
             della Resistenza. Dal diario storico della brigata “Italia Libera Archeson”, giugno
             1944: “Attaccato il presidio fascista di Possagno che rincorreva, sparando, un
             gruppo di Bersaglieri [...] che cercava di raggiungere la Brigata Italia Libera in
             montagna;  i  fascisti  vennero  respinti.  Operazione  identica  per  proteggere  un
             gruppo di carabinieri che cercava di raggiungere il posto n. 3 della Brigata in
             oggetto” (azione n. 43). “Prelevata la guarnigione dal posto di blocco di Vas. I
             componenti la guarnigione, sette carabinieri, venivano concentrati in montagna
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             con armi e bagagli alle di- pendenze del Comando Brigata” (azione n. 51) .
                  Una volta passati coi partigiani, i carabinieri partecipano ad azioni di guerriglia
             contro obiettivi nemici, fianco a fianco degli stessi, esponendosi agli stessi rischi. In
             una di queste azioni, in località Combai, per liberare alcuni giovani vittime di un
             rastrellamento tedesco, cade il carabiniere Rocco Pietro Dragone (4 giugno 1944) .
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                  I commilitoni rimasti in servizio presso le caserme della G.N.R. offrono
             alla resistenza un contributo non meno prezioso: recupero di “armi, vettova-
             gliamento  e  medicinali”;  raccolta  e  trasmissione  di  “informazioni  militari”;
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             “segnalazione di elementi e gruppi pericolosi” ai comandi della resistenza .
                  Approfittando delle delicate mansioni affidategli, il ten. Giarnieri, stando ad
             alcune  testimonianze,  progetta  un  audace  colpo  di  mano:  la  cattura  del  gen.
             Graziani, comandante in capo dell’esercito della R.S.I.. Agisce d’intesa con un
             reparto della formazione partigiana “Italia Libera” (il gruppo di Castelcucco gui-
             dato dal ten. Renzo Zambon) e conta sulla collaborazione della segretaria della
             contessa Volpi, certa signorina Valeria Magioni. Purtroppo qualcosa non va per il
             verso giusto e “per puro caso il maresciallo evita di essere catturato nel sonno” .
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             6    I Carabinieri nella Resistenza... cit., p. 93.
             7    Relazione sulle attività della Brigata “Italia libera Archeson”, a cura di E. Pierotti, in A.I.V.S.R.,
                  b.16 fasc. “Divisione Monte Grappa. Brigata Italia Libera Archeson. Relazione militare”.
             8    I Carabinieri nella Resistenza..., cit., p. 94. Occorre precisare che, in questo lavoro, la ricostruzio-
                  ne dell’attività svolta dai carabinieri partigiani nella zona del Grappa - pur basata su una fonte
                  autorevole com’è senza dubbio Livio Morello - appare poco rispettosa della cronologia.
             9    Ibidem, p. 94.
             10   G. Bocca, op. cit., p. 263.

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