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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA
Durante le drammatiche giornate del rastrellamento del Grappa (settem-
bre 1944), a decine i carabinieri sacrificarono le loro vite in combattimento,
sulla forca o sotto il piombo dei plotoni d’esecuzione; altri patirono il carcere,
la deportazione in Germania, le insidie della clandestinità. Sulle stesse balze
dove nel 1917-18 decine di migliaia di soldati in grigioverde erano caduti per
fermare l’invasione austro- ungarica, essi lottarono e morirono fianco a fianco
di centinaia di partigiani provenienti da tutti i corpi dell’ex esercito italiano, di
giovani renitenti delle ultime leve, di ex prigionieri britannici, russi, jugoslavi.
Ma le analogie non ingannino: al di là della consapevolezza dei singoli
attori, questo non era più uno scontro imposto ai combattenti da esarcebati
nazionalismi o contrapposti imperialismi, ma una lotta nella quale le ragioni
della democrazia si contrapponevano apertamente a quelle della dittatura e della
prepotenza.
Con il loro sacrificio, i “Carabinieri Reali” caduti sul Grappa e nella
Resistenza hanno contribuito a gettare le fondamenta di un’Italia repubblica-
na che si propone di dare sostanza agli ideali di libertà, democrazia e giustizia
sociale. È attraverso prove come questa che, nati come corpo al servizio del
re, essi sono diventati, agli occhi della gente, i più rispettati “servitori dello
Stato”.
A cinquant’anni di distanza, ci piace ricordare i carabinieri e tutti i caduti
del Grappa con l’espressione adottata dal comandante Masaccio: “martiri”,
cioè, nel significato originario del termine, “testimoni”. Testimoni oculari, fino
allo strazio delle loro carni, degli orrori di quella guerra, del pesante prezzo che
il nostro popolo ha dovuto pagare per recuperare dignità, libere istituzioni e
speranza di un riscatto sociale per i tanti diseredati. Testimoni a carico di ideo-
logie fondate su11’esaltazione della volontà di potenza e della guerra e sul culto
della violenza, di un capo, di una razza. Testimoni a futura memoria, capaci di
ricordare alle generazioni a venire - nessuna conquista essendo mai definitiva e
irreversibile - che, per difendere il patrimonio ideale della Resistenza e dell’an-
tifascismo dal discredito della corruzione co- me dallo svuotamento operato
dalla manipolazione delle menti, sono ancora attuati i valori di cui essi allora
diedero prova: il coraggio dell’impegno civile, il disinteresse personale, il senso
dello Stato, il sentimento del dovere, lo spirito di servizio.
2. Partigiani e Carabinieri
I primi approcci fra i carabinieri e le formazioni partigiane, che vanno
costituendosi nella pedemontana trevigiana nel1’autunno 1943, non sono pro-
prio all’insegna del fair play. I patrioti hanno bisogno di armi e vanno a cercarle
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