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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA
Non altrettanta fortuna avrà il secondo carabiniere, rimasto senza nome,
che sarà fucilato l’indomani 23 settembre: “Verso le ore 15 si presentava al
medesimo posto di blocco, scendendo dalla contrada Gherla, un giovane con le
mani alzate.
Fu perquisito ed interrogato. Dichiarò di essere di Potenza e quindi diviso
dalla famiglia. Per paura di essere preso si era dato alla montagna, dove aveva
trovato aiuto. Fu accompagnato al posto di concentramento di Crespano del
Grappa, dove funzionava un tribunale speciale. Qui i giovani catturati passava-
no il vaglio di una commissione che li esaminava, li interrogava, li metteva a
confronto con qualcuno che li aveva o fingeva di averli veduti sulla monta-
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gna” .
Lo stesso autore descrive la fucilazione di quattro carabinieri avvenuta l’in-
do mani 23 settembre: “Verso le 11.00 alla Gherla, presso S. Eulalia, un auto-
carro proveniente da Crespano del Grappa si fermò sulla strada. Si cercava il
luogo adatto per appendere sette giovani. Neppure un poggiolo, neppure un
gancio sporgeva da quelle case, per cui si decise di fucilarli. Vennero fatti scen-
dere presso il ponte ed accompagnati in fondo al valloncello. Quattro erano
carabinieri, tra cui Toniazzo Ferruccio di Vallonara di Marostica, catturato il 22
settembre presso il ponte di Crespano mentre con altri quattro compagni ten-
tava di fuggire e quel giovane di Potenza che il giorno prima si era presentato
al posto di blocco presso il cimitero di S. Eulalia. I poveri corpi rimasero quat-
tro giorni abbandonati alla pioggia. I fogli trovati nelle loro tasche furono bru-
ciati, rendendo difficile anche l’opera di riconoscimento. Si voleva seppellirli sul
posto, ma per l’insistente protesta di alcune persone, le salme, rimosse da alcuni
uomini fatti uscire dal luogo di concentramento, vennero condotte su due cor-
rette al cimitero di Santa Eulalia, dove furono allineate, spalla spalla, senza
cassa, in una fossa comune” .
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Qualcuno, fra i carabinieri catturati, riesce ad evitare la pena capitale; non
è dato conoscerne le ragioni. Così, ad esempio, finisce in carcere a Venezia il
brigadiere Dante Perato, addetto presso il Comando della “Italia Libera
Campocroce” e catturato ferito .
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Il ten. Luigi Ciarnieri, poco conoscitore dei luoghi e forse ferito alle
gambe, in cappa in un posto di blocco mentre scende dal versante sud assieme
al commissario politico del comando unico Tonello. Ecco come una pubblica-
zione del 1978, che si avvale della testimonianza del ten. Livio Morello, rico-
23 Ibidem.
24 Ibidem.
25 Relazioni ed interventi convegno di studi... cit., p. P1.
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