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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA



             prendere subito delle misure. Mandammo Rubino a Bellaria a cercare il maresciallo Carugno
             per raccontargli cosa era successo.
                  Il maresciallo tranquillizzò Rubino e ci mandò a dire che cercava di venire da noi al
             più presto, appena avesse trovato un mezzo di trasporto. E pochi giorni dopo arrivò: aveva
             trovato una motocicletta e della benzina, ci caricò sopra del vino, sale e olio e venne a trovarci.
             Ascoltò di nuovo il racconto di ciò che era successo. Io, mio suocero e lui andammo a San Leo,
             alla caserma dei carabinieri. Lì incontrò il maresciallo di San Leo e cominciarono a parlare
             come due colleghi. Qual era il grado dell’uno e chi erano i loro comandanti, come stavano i
             loro conoscenti. Il nostro maresciallo portò all’altro olio e sale e, indicandoci, gli disse che noi
             tutti facevamo parte della sua famiglia e che lui vedeva nel maresciallo e nei suoi amici i
             responsabili della nostra indennità.
                  Il maresciallo di San Leo lo rassicurò, eravamo in ottimi rapporti e lui si prendeva cura
             di noi. Non c’era da temere. Dopo una lunga conversazione uscimmo dalla caserma ed era-
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             vamo tutti soddisfatti. Il maresciallo dormì da noi e l’indomani tornò a casa .
                  Questa è l’ultima volta che Carugno incontra i suoi amici ebrei. Il mare-
             sciallo deve infatti interrompere ogni contatto perché fascisti e tedeschi alcuni
             mesi dopo - siamo in estate - cominciano a sospettare di lui e del suo doppio
             gioco. I repubblichini lo cercano per più giorni, ma non trovandolo si spingono
             fino a Tavoleto. Linda, sua moglie, risponde che è tornato a Bellaria dove l’ho
             trovano in caserma al suo posto di comandante di stazione. Carugno per nulla
             intimidito con grande sicurezza e pacatezza fornisce ai tedeschi ogni spiegazio-
             ne  fugando  con  risposte  “false”  ma  convincenti  i  loro  dubbi  sul  presunto
             appoggio che darebbe sia alla resistenza sia agli ebrei. Pericolo fortunatamente
             scampato!
                  Qualche settimana dopo dal loro arrivo a Villa Battelli sulla costa adriatica
             accade quello che tutti ormai temevano da un po’ di tempo, ovvero l’evacuazio-
             ne dei civili per ordine del comando tedesco da Bellaria e Igea Marina. Gli abi-
             tanti  cercano  rifugio  nelle  campagne  dell’entroterra,  c’è  chi  scappa  verso
             Ravenna e Comacchio. Ezio con la moglie e le sue due bambine raggiunge San
             Mauro, il maresciallo Carugno che non ha alcuna intenzione di abbandonare la
             stazione, trasferisce la famiglia a Tavoleto.
                  La  vita  a  Bellaria  ormai  completamente  disabitata,  ad  eccezione  delle
             poche persone rimaste per garantire i servizi di pubblica utilità, diventa più dif-
             ficile anche per l’entrata in vigore, a partire dalle 18.00, del coprifuoco. Per le
             strade circolano solo militari, SS e repubblichini che nel mese di aprile intensi-
             ficano la caccia agli ebrei. Quasi certamente se gli sfollati protetti da Ezio e dal
             maresciallo Carugno non fossero fuggiti avrebbero potuto subire la stessa sorte
             46   Dal Memoriale di Joseph Konforty, pp. 47-48.

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