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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA
Tedeschi e fascisti scatenano la loro spietata “caccia”.
Gli ebrei arrestati anche dietro delazioni vengono dapprima internati nel
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campo nazionale di Fossoli , vicino Modena, e da qui deportati ad Auschwitz.
Le notizie dei rastrellamenti e delle deportazioni allarmano gli ebrei nascosti ai
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Capanni. Chi ha il quadro preciso della situazione in Romagna è il maresciallo
Carugno costantemente in contatto sia con il comando Gruppo di Forlì che con
i colleghi delle altre stazioni. Carugno di tanto in tanto va ai Capanni a far visita
ai suoi amici sfollati e, come sempre, raccomanda loro massima cautela e discre-
zione perché i pericoli aumentano giorno dopo giorno e un “passo falso” può
mettere a repentaglio la vita di tutti. Il timore di essere scoperti si fa infatti sem-
pre più concreto, la paura cresce nonostante le rassicurazioni di Ezio. Dai
Capanni tuttavia la guerra sembra ancora lontana, ma poi un bel giorno, è la
metà di gennaio del 1944, i tedeschi arrivano anche alla “tenuta” requisendo
diversi fabbricati. L’ordine per tutti è di evacuare entro dieci giorni.
Di nuovo non sapevamo dove andare - continua Konforty - Ci consigliammo col mare-
sciallo e con Ezio, ci furono proposte e discussioni. Il maresciallo aveva un buon amico, proprietario
di un albergo che era aperto per ordine delle autorità nonostante avesse pochi ospiti. Le autorità vi
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mandavano o un militante del partito che veniva in città o un ufficiale tedesco di passaggio .
A gestire l’albergo Italia di Bellaria è Cino Petrucci, un fascista vicino alle autorità,
che è in buoni rapporti con Ezio Giorgetti. I due albergatori, con la mediazione di Carugno,
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trovano un accordo anche su chi deve sostenere le spese per il vitto e l’alloggio dei 34 profughi.
Mentre io ero in ospedale - scrive ancora Konforty - tutto il gruppo si trasferì
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all’Albergo Italia, presso il sig. Petrucci. Il maresciallo ed Ezio non gli dissero chi eravamo
e lui non si interessò della nostra origine. Ezio era nostro garante e faceva in modo che tutti
i conti venissero saldati. Il maresciallo ci presentò come suoi amici. Era cosa possibile perché
il maresciallo era meridionale e anche noi avevamo carte d’identità del Sud. Io tornai all’al-
bergo Italia la sera in cui festeggiavano, assieme al sig. Petrucci, il cinquantesimo compleanno
di mio suocero, cioè a metà febbraio del 1944.
All’albergo Italia la vita tornò ad essere un po’ migliore. Dopo l’albergo Esperia e
Tenuta sembrava di avere del superfluo. Non dovevamo mettere a posto le camere e neanche
cucinare.
36 Cfr. Danilo Sacchi, Fossoli: transito per Auschwitz. Quella casa davanti al campo di concentramento,
Firenze, Giuntina, 2012; cfr. Carlo Spartaco Capogreco, I campi del duce. L’internamento civile
nell’Italia fascista (1940-1943), Torino, Einaudi, 2004.
37 Per approfondimenti Gregorio Caravita, Ebrei in Romagna (1938-1945). Dalle leggi razziali allo
sterminio, Ravenna, Longo Editore, 1991.
38 Dal Memoriale di Joseph Konforty, p. 26.
39 A farsene carico è Ezio Giorgetti.
40 Konforty era stato ricoverato per una forte infezione al dente e curato da un medico - scrive
nel Memoriale - “che era un noto socialista e antifascista”.
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