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IL MARESCIALLO OSMAN CARUGNO. GIUSTO TRA LE NAZIONI
dei venti profughi slavi e dalmati catturati nel Ravennate che si nascondevano
da più di un anno a Bagnocavallo. Notizie queste per nulla rassicuranti per gli
ebrei rifugiati a Villa Battelli i quali limitano ancor di più i contatti con l’esterno
restando quasi sempre rintanati nel casolare. A metà maggio si intensificano
anche le operazioni dei partigiani con l’occupazione di San Leo e la dura rap-
presaglia tedesca che, attraverso bandi affissi in tutti i comuni del Montefeltro,
mette in guardia la popolazione civile a non prestare aiuto ai partigiani per non
incorrere in severe punizioni.
Due mesi dopo la guerra si avvicina anche a Pugliano dove i soldati di
Kesserling sono sempre più presenti. A metà luglio due ufficiali germanici
comunicano alla contessa Battelli l’ordine di requisizione dell’intera tenuta.
Ancora una volta i profughi ospitati nel casolare devono trovare una nuova
sistemazione. Grazie alle false carte di identità nessuno sospetta che si tratti di
ebrei per questo il sindaco di San Leo prospetta loro alcune soluzioni che tut-
tavia lasciano perplessi Neumann e Konforty. Alla fine il gruppo sceglie di tra-
sferirsi più a valle nel piccolo villaggio di Pugliano Vecchio, distante solo qual-
che chilometro da Villa Battelli, dove abitano circa una novantina di contadini
tutti imparentati tra loro.
Gli ebrei conoscono bene il borgo in quanto per alcuni è diventato meta
sporadica di passeggiate. Tra questi c’è anche Konforty che ha stretto amicizia
con Giuseppe Gabrielli. Ed è lui che sale a Villa Battelli per prospettare agli
sfollati la soluzione consigliata dalla piccola comunità. Ogni famiglia - informa
Gabrielli - è pronta ad ospitare qualcuno mentre in un grande magazzino,
dirimpetto alla chiesa, Cino Petrucci può organizzare cucina e mensa. Ma la
decisione va presa senza indugio perché ormai mancano soltanto pochi giorni
alla scadenza delle due settimane fissate dai tedeschi per evacuare il casolare.
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Dopo qualche giorno avviene il trasloco e ognuno - adulti, anziani e bambini -
trova sistemazione tra le varie famiglie della piccola borgata.
Erano abitazioni semplici - precisa Konforty - che davano l’impressione di miseria.
Ma così vivevano quegli onesti montanari. Ognuno trovò la propria stanza pulita e imbian-
cata […].
I benpensanti fra noi si chiedevano, anche in questo caso, che cosa spinse queste persone
ad aiutarci. La verità è che nessuno di loro sapeva che eravamo ebrei che cercavano di salvarsi
la vita […]. Quando i tedeschi cominciarono a girare sempre di più nei dintorni decidemmo,
d’accordo con i contadini, di mettere due persone di guardia all’entrata del paese, per vedere
se qualcuno voleva entrare e se c’era pericolo. Temevamo che i tedeschi avrebbero messo gli
47 Dopo qualche settimana viene occupato dai tedeschi che lo trasformano in un deposito di
munizioni. A lavorarci prigionieri ucraini e russi. Cfr. Memoriale di Joseph Konforty, p. 53.
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