Page 233 - Numero Speciale 2024-2
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IL MARESCIALLO OSMAN CARUGNO. GIUSTO TRA LE NAZIONI




               dei venti profughi slavi e dalmati catturati nel Ravennate che si nascondevano
               da più di un anno a Bagnocavallo. Notizie queste per nulla rassicuranti per gli
               ebrei rifugiati a Villa Battelli i quali limitano ancor di più i contatti con l’esterno
               restando quasi sempre rintanati nel casolare. A metà maggio si intensificano
               anche le operazioni dei partigiani con l’occupazione di San Leo e la dura rap-
               presaglia tedesca che, attraverso bandi affissi in tutti i comuni del Montefeltro,
               mette in guardia la popolazione civile a non prestare aiuto ai partigiani per non
               incorrere in severe punizioni.
                    Due mesi dopo la guerra si avvicina anche a Pugliano dove i soldati di
               Kesserling  sono  sempre  più  presenti.  A  metà  luglio  due  ufficiali  germanici
               comunicano  alla  contessa  Battelli  l’ordine  di  requisizione  dell’intera  tenuta.
               Ancora una volta i profughi ospitati nel casolare devono trovare una nuova
               sistemazione. Grazie alle false carte di identità nessuno sospetta che si tratti di
               ebrei per questo il sindaco di San Leo prospetta loro alcune soluzioni che tut-
               tavia lasciano perplessi Neumann e Konforty. Alla fine il gruppo sceglie di tra-
               sferirsi più a valle nel piccolo villaggio di Pugliano Vecchio, distante solo qual-
               che chilometro da Villa Battelli, dove abitano circa una novantina di contadini
               tutti imparentati tra loro.
                    Gli ebrei conoscono bene il borgo in quanto per alcuni è diventato meta
               sporadica di passeggiate. Tra questi c’è anche Konforty che ha stretto amicizia
               con Giuseppe Gabrielli. Ed è lui che sale a Villa Battelli per prospettare agli
               sfollati la soluzione consigliata dalla piccola comunità. Ogni famiglia - informa
               Gabrielli  -  è  pronta  ad  ospitare  qualcuno  mentre  in  un  grande  magazzino,
               dirimpetto alla chiesa, Cino Petrucci può organizzare cucina e mensa. Ma la
               decisione va presa senza indugio perché ormai mancano soltanto pochi giorni
               alla scadenza delle due settimane fissate dai tedeschi per evacuare il casolare.
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               Dopo qualche giorno avviene il trasloco e ognuno - adulti, anziani e bambini -
               trova sistemazione tra le varie famiglie della piccola borgata.
                    Erano abitazioni semplici - precisa Konforty - che davano l’impressione di miseria.
               Ma così vivevano quegli onesti montanari. Ognuno trovò la propria stanza pulita e imbian-
               cata […].
                    I benpensanti fra noi si chiedevano, anche in questo caso, che cosa spinse queste persone
               ad aiutarci. La verità è che nessuno di loro sapeva che eravamo ebrei che cercavano di salvarsi
               la vita […]. Quando i tedeschi cominciarono a girare sempre di più nei dintorni decidemmo,
               d’accordo con i contadini, di mettere due persone di guardia all’entrata del paese, per vedere
               se qualcuno voleva entrare e se c’era pericolo. Temevamo che i tedeschi avrebbero messo gli

               47   Dopo qualche settimana viene occupato dai tedeschi che lo trasformano in un deposito di
                    munizioni. A lavorarci prigionieri ucraini e russi. Cfr. Memoriale di Joseph Konforty, p. 53.

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