Page 234 - Numero Speciale 2024-2
P. 234
I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA
uomini in campi di lavoro. Una volta giunsero due tedeschi e ci chiesero dov’era Pugliano. Io
indicai la casa in rovina. Lui non capiva perché sulla sua carta geografica era segnato un gros-
so paese. Ma io gli dissi che tutte le carte erano così e le carte non valevano niente. I tedeschi
48
fecero cenno con la testa di aver capito e se ne andarono .
Frattanto gli alleati intensificano le operazioni militari. Le incursioni degli
aerei inglesi diventano martellanti sia di giorno che di notte. Vengono prese di
mira tutte le infrastrutture tedesche poste a difesa della linea Gotica . Gli sfol-
49
lati avvertono che ormai la liberazione di Pugliano Vecchio ma anche degli altri
centri vicini è questione di giorni.
I tedeschi sono sempre più nervosi ma non si arrendono e ordinano il
rastrellamento di giovani del posto da avviare ai lavori per la costruzione di
nuove fortificazioni. Konforty tuttavia, anche a nome dei contadini, riesce a
far revocare per Pugliano Vecchio quell’ordine. Alla fine di agosto l’offensiva
alleata apre il fronte sul versante adriatico. Kesserling ordina la ritirata, la
Romagna sta per essere liberata. Con l’avanzata anglo-americana inizia anche
la fuga dei più alti esponenti del fascio repubblichino. È il segnale che la guerra
sta volgendo al termine, almeno in questa parte dell’Italia. I contadini di
Pugliano Vecchio e gli sfollati esultano ma sanno che non bisogna abbassare
la guardia. Tedeschi e fascisti durante la fuga possono ancora compiere rappre-
saglie e vendette. Poi, finalmente, arrivano alcune pattuglie inglesi con un
gruppo di partigiani che Neumann da Villagrande conduce fino a Pugliano. È
il 24 settembre 1944. Per i 34 ebrei, dopo 377 giorni vissuti in clandestinità, è
il momento della riconquistata libertà, della salvezza. Esplode la gioia e con
loro quella dei contadini. Il piccolo borgo, nonostante la pioggia battente,
festeggia i soldati che hanno messo in fuga tedeschi e fascisti. Ad un tratto
Neumann chiede ascolto per comunicare che, in realtà, lui, la moglie ma anche
tutti gli altri sfollati non sono italiani ma ebrei. Dalle espressioni dei contadini
Neumann comprende che molti non sono sorpresi perché in realtà già sapeva-
no chi fossero davvero. Ma loro non hanno tradito, anzi, li hanno ospitati
come veri amici e diviso con loro tutto ciò che avevano. Sono momenti di
grande commozione collettiva, di lacrime e abbracci condivisi anche dai mili-
tari inglesi. Alcune settimane dopo Konforty a Rimini rivede Ezio col quale si
reca a Bellaria.
Il Savoia era quasi distrutto, non c’erano finestre - scrive Konforty - le stanze e la
scala erano piene di mattoni e segni di rovine, immondizie. Il giardino sottosopra, le panchine
48 Dal Memoriale di Joseph Konforty, p. 52.
49 Cfr. Bruno Ghigi, La guerra a Rimini e sulla linea Gotica, dal Foglia al Marecchia, Rimini, Bruno
Ghigi Editore, 1980.
232

