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IL MARESCIALLO OSMAN CARUGNO. GIUSTO TRA LE NAZIONI




                    Ma proprio mentre il camion procede per le “piccole strade” di Bellaria ad
               un  angolo,  dopo  un  breve  inseguimento,  li  raggiunge  un  uomo  in  bicicletta
               “dall’aspetto magro e scuro”. Piero scende dall’automobile e comincia a con-
               versare sempre in dialetto con quello più anziano.
                    I profughi non comprendono una parola, poi ad un tratto Ezio si avvicina
               a Neumann e spiega che è pronto ad ospitarli. Ezio ha bisogno di soldi, per
               questo ignora del tutto i consigli del padre. Dopo aver fatto loro un bel sorriso,
               ordina all’autista del camion di invertire la marcia. Di lì a poco raggiungono il
               Savoia dove, dopo un viaggio faticoso di quattro giorni tra ansie e paure, trova-
               no finalmente una sistemazione e un po’ di serenità. Le cose non erano chiare -
               aggiunge Konforty nel Memoriale - ma non avevamo altra scelta che affidarci, per il
               bene o per il male, nelle mani di questo italiano .
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                    Ezio Giorgetti, ma anche la moglie Libia, sul gruppo di sfollati iniziano
               quasi subito a nutrire forti sospetti. In realtà chi sono? Hanno cognomi che
               sono poco italiani, le donne parlano una lingua straniera e poi sono in tanti, un
               numero  che  continua  a  salire  anche  con  l’arrivo  della  famiglia  Lakembach,
               padre, madre e una figlia. Il gruppo conta ormai trenta persone.

               4.  L’albergatore  Ezio  Giorgetti  chiede  aiuto  al  maresciallo  Carugno.
                  L’incontro in caserma con Joseph Konforty
                    Giorgetti appare sempre più preoccupato, decide per questo di scoprire la
               loro vera identità. Neumann e Konforty in un colloquio riservato gli confessa-
               no di essere tutti ebrei fuggiti dal campo di internamento di Asolo. Ezio si
               “gela”, china il capo e per alcuni istanti resta in silenzio consapevole di mettere
               a rischio la sua vita e quella della sua famiglia, ma non si tira indietro.
                    Non può abbandonare quel gruppo di civili ebrei, glielo impone la sua
               coscienza  e  lo  stesso  spirito  di  solidarietà  che  ancor  di  più  deve  prevalere,
               soprattutto per chi come lui non è fascista, nel turbolento clima di quei giorni
               durante i quali una moltitudine di disperati chiede aiuto. Ma Ezio sa che da solo
               non può farcela, ha bisogno di essere sostenuto e, in qualche modo, anche pro-
               tetto. Il suo pensiero corre subito al maresciallo dei carabinieri Carugno. Lo
               conosce da tempo, ne apprezza le doti professionali e le qualità umane, è con-
               vinto che come lui non resterà indifferente difronte a quel gruppo di uomini,
               donne, anziani e bambini che se abbandonati o “traditi” finirebbero per essere
               passati per le armi o spediti nei campi di sterminio.
                    Giorgetti senza informare Neumann si reca segretamente in caserma per
               confidarsi con Carugno.
               25   Ibidem, p. 7.

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