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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA



                  Al  termine  dell’incontro  con  il  re,  all’uscita  del  grande  parco  di  Villa
             Savoia, Mussolini viene arrestato dai carabinieri e trasferito con un’autombulan-
             za dapprima alla caserma Podgora a Trastevere e, successivamente, alla Scuola
             allievi ufficiali di via Legnano, oggi via Carlo Alberto Dalla Chiesa. Alcuni gior-
             ni dopo il nuovo Governo avvia le trattative di armistizio con gli alleati e l’8 set-
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             tembre Badoglio annuncia la fine delle ostilità . È un momento drammatico
             che getta il paese nel caos con un generale processo di disgregazione. L’esercito
             si sfascia, il re, Badoglio e i capi militari abbandonano Roma per raggiungere
             Brindisi dove sono già arrivati gli alleati.
                  L’Italia si spacca in due con l’Italia del Nord dove, dopo la liberazione di
             Mussolini  dalla  prigione  di  Campo  Imperatore  sul  Gran  Sasso,  nasce  la
             Repubblica sociale di Salò  sostenuta dalla Germania nazista. Ad annunciarlo
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             è lo stesso Mussolini da Radio Monaco. Ed è in questo clima di attesa che pre-
             lude alla dichiarazione di guerra alla Germania da parte del Governo Badoglio
             che entra nel vivo, dopo che le forze politiche antifasciste si sono andate gra-
                                                                                  14
             dualmente riorganizzando, anche la resistenza nel circondario di Rimini .
                  A Bellaria la notizia dell’armistizio viene accolta con esultanza. Gli abitanti
             sono convinti che la guerra sia ormai finita, ma il peggio purtroppo deve ancora
             arrivare. I tedeschi continuano a fare affluire truppe nella penisola agli ordini
             del maresciallo Kesserling. Come tutti i carabinieri anche Carugno decide di
             restare al suo posto continuando a svolgere con alto senso di responsabilità il
             suo servizio pur consapevole dei rischi che questo comporta per il drammatico
             evolversi degli eventi bellici.
                  Mio padre - racconta la figlia Maria Diomira oggi ultraottantenne - in fami-
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             glia parlava poco ma da quello che avevo intuito, nonostante fossi soltanto una bambina, era
             rimasto  soprattutto  per  non  abbandonare  la  gente  di  Bellaria.  Ma  non  solo  perché
             Carugno fin da subito, mettendo a rischio la vita, diventa un punto di riferimen-
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             to anche per i gruppi partigiani locali  aiutando altresì, a sottrarsi alla cattura da
             12   Cfr. Giorgio Bocca, Storia dell’Italia partigiana: settembre 1943- maggio 1945, Milano, Mondadori,
                  1995.
             13   Cfr. Federick William Deakin, Storia della repubblica di Salò, Torino, Einaudi, 1963.
             14   Per approfondimenti cfr. Maurizio Casadei, La resistenza nel Riminese, Edizioni Provincia di
                  Rimini, 2005; cfr. Roberto Battaglia, Storia della resistenza italiana, Torino, Einaudi, 1964.
             15   È residente a Margherita di Savoia (FG). Frequenti sono stati i contatti telefonici con la
                  signora Maria Diomira alla quale va un sentito ringraziamento per avermi messo a disposi-
                  zione il materiale documentario sul padre tra cui anche il prezioso Memoriale di Joseph
                  Konforty che narra le peripezie del gruppo di ebrei i quali, grazie ad Ezio Giorgetti e ad
                  Osman Carugno, dopo 377 giorni di fuga, hanno potuto riconquistare la libertà e fare ritorno
                  in Israele.
             16   Era operativo un Gap (Gruppo d’Azione Patriottica) e una consistente formazione di giova-
                  ni guidati da Ilario Pagliarini, ex tenente del Regio Esercito.

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