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IL MARESCIALLO OSMAN CARUGNO. GIUSTO TRA LE NAZIONI
parte delle truppe tedesche della Wehrmacht, sia i militari italiani sbandati sia
quelli alleati scappati dai campi di internamento.
Frattanto la notizia dell’armistizio era giunta come un fulmine a ciel sere-
no anche nel campo di internamento di Asolo.
La maggior parte degli ebrei italiani e stranieri esultavano perché erano
certi che il nuovo governo avrebbe presto revocato le leggi razziali . Ma sia
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Neumann che Konforty raffreddano subito ogni speranza, la guerra continuerà
per questo bisogna scappare nel tentativo di raggiungere al più presto il Sud
Italia liberato dagli anglo-americani. La sera dell’8 settembre, è un mercoledì,
sono già pronti per partire ma ci sono anziani malati e c’è chi sta male, bisogna
inoltre procurarsi i documenti di viaggio e le carte d’identità. La partenza viene
rinviata al venerdì mattina. È il 10 settembre.
L’uscita dal campo avviene sotto lo sguardo attento dei carabinieri che però
non creano problemi. Le tre auto con nove internati in fuga si mettono in viag-
gio. Portano con loro anche alcune lettere di Clara, la figlia della contessa Fieta,
indirizzate ad alcuni amici nelle quali si chiede di prestare loro tutto l’aiuto pos-
sibile. Una di queste è intestata all’albergatore di Bellaria Piero Giorgetti. Dopo
aver fatto tappa a Castelfranco, gli internati attraversano Padova per poi raggiun-
gere Adria. È qui che trovano anche un camion per continuare la fuga verso
Bellaria, ma l’autista non ha il permesso di oltrepassare le province di Rovigo e
Padova.
Tra le lettere di Clara ce n’è una indirizzata ad un ufficiale dei carabinieri.
Konforty racconta: Lo cercai e lo trovai. Lui stesso era in una situazione difficile perché
non sapeva cosa lo aspettava. Uno dei suoi colleghi era già stato arrestato dai tedeschi e anche
lui temeva che da un momento all’altro potessero arrestarlo. D’altro canto anche lui aveva
sentito dell’ordine del Re di proteggere i prigionieri di guerra. Era disposto a mettersi in peri-
colo e ad aiutarci. Gli chiesi se era disposto a darci un lasciapassare fino alla prossima tappa.
Questa era Bellaria in provincia di Forlì 18.
Ci diede il lasciapassare fino a Rimini, che è a Sud di Bellaria. Era sabato, decidemmo
di dormire ancora una notte nell’appartamento dei Lackembach. L’indomani mattina, dome-
nica, ci alzammo presto e ci preparammo a partire. Ma l’autista non arrivò. Andammo a
cercarlo. Non era in casa. Per lui la domenica è giorno di riposo. Era il giorno in cui andava
con gli amici a pescare al fiume Po e di questo piacere non voleva privarsi. Sarebbe tornato
solo la sera. La moglie sapeva che doveva partire per qualche posto, ma solo l’indomani lunedì.
[…]. All’alba eravamo pronti, probabilmente nessuno aveva chiuso occhio. Eravamo stesi sul
pavimento 27 persone in due stanze […].
17 Cfr. Enzo Collotti, Il fascismo e gli ebrei. Le leggi razziali in Italia, Bari, Laterza, 2003.
18 Nel 1992 il comune di Bellaria è passato dalla provincia di Forlì-Cesena a quella di Rimini.
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