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1944. LA RESISTENZA DEI CARABINIERI IN LIGURIA




                    Uno dei maggiori limiti dei gruppi clandestini della Resistenza operanti in
               Liguria era lo scarso equipaggiamento. Le sole unità organizzate erano quelle
               composte prevalentemente da militari, in primis da carabinieri che furono sem-
               pre molto attivi sul territorio.
                    Partendo da questi problemi, si decise quindi di intervenire, impostando
               nuove  strutture  organizzative  di  vertice,  dando  vita  alla  Delegazione  per  la
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               Liguria e alle Brigate di Assalto ; invogliando l’arruolamento nelle organizza-
               zioni territoriali di componenti provenienti dall’ambito militare, preferibilmente
               dall’Arma dei Carabinieri, esperti nel maneggiamento di armi che furono rim-
               pinguate grazie ad aviolanci alleati e soprattutto dai bottini effettuati a spese del
               nemico. Il territorio fu suddiviso in quattro zone operative.
                    Era importante, però, gestire l’afflusso incontrollato di uomini che, anima-
               ti da sorprendente spirito di combattività, chiedevano di far parte delle Bande,
               aspetto questo non sempre positivo in quanto rischiava di degenerare in perdita
               di  controllo.  Si  ritenne  quindi  di  operare  un’attenta  selezione  riguardo  alle
               modalità di accesso, a vantaggio di una maggiore efficienza e qualità di inter-
               vento, tanto che, alla fine del mese di giugno la situazione generale delle Bande,
               sul piano dell’efficienza, sembrava considerevolmente migliorata.
                    Tra quelle maggiormente operative sul territorio e tra le più temute dalle
               forze nazifasciste, vi fu la Banda comandata dal carabiniere Federico Salvestri,
               soprannominato “Richetto” che, per le sue abilità fu preso in valida considera-
               zione dai quadri direttivi del CLN e dai Comitati Militari liguri. Convocato il 4
               marzo 1944 per un incontro nell’Albergo “Alpino”, a Cento Croci, il carabiniere
               Salvestri  fu  nominato  capo  della  omonima  Brigata  “Centocroci”,  appunto
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               (secondo la testimonianza del tenente De Lucchi “Mario) . Numerose furono
               le adesioni spezzine al gruppo che si presentò molto eterogeneo per le caratte-
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               ristiche dei suoi componenti , ma che si reggeva su un particolare rigore mili-
               tare, garantito proprio dal suo comandante.
                    Sin  dalla  costituzione,  la  Brigata  “Centocroci”  compì  numerose  ed
               importanti azioni: ricevette il primo aviolancio alleato sul monte Penna, cui ne
               seguirono numerosi altri, intrecciò rapporti molto amichevoli con il maggiore
               inglese Gordon Lett uscito indenne dal grande rastrellamento del 22-26 mag-
               gio 1944.

               27   G. Gimelli, op. cit., vol. I, p. 181.
               28   http://storiaminuta.altervista.org/i-partigiani-della-centocroci/.
               29   G. Gimelli, op. cit., vol. I, p 263. Gli spezzini sono l’ala sinistra, coloro che si riconoscono in
                    Cacchioli  ruotano  invece  in  un’area  vicina  alla  Democrazia  Cristiana  e  ai  liberali,  mentre
                    “Richetto” rappresenta la così detta componente militare, ispirata ad un lealismo monarchico.

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