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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA
il movimento clandestino non si arrestò a quella Pasqua insanguinata che aveva
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interessato quella che, strategicamente, era considerata la III Zona . La preoc-
cupazione di eventuali sbarchi alleati nel golfo di Genova, infatti, per i nazifa-
scisti era crescente, così che il 18 aprile un decreto di Mussolini stabilì al 25
maggio il termine per la presentazione degli sbandati e dei “ribelli”, assicurando
loro l’esenzione da ritorsioni e comminando invece la pena di morte, mediante
fucilazione alla schiena, per gli inadempienti. Tra aprile e maggio, attorno a que-
sto “ultimo appello”, fu sostenuta una particolare campagna di propaganda.
Aerei tedeschi sorvolando le montagne lasciarono cadere migliaia di volantini
dal titolo “L’ultima occasione”, attraverso i quali si avvertivano i componenti
delle bande che se entro il 25 maggio non si fossero presentati alle più vicine
autorità civili e militari «avverrà l’inesorabile». Il generale Archimede Mischi, ex
Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, divenuto nuovo Capo di Stato
Maggiore dell’Esercito dopo le dimissioni di Gambara, rivolse un ulteriore duro
appello: «o con noi, o contro di noi!».
Il 30 aprile un volantino del CLN di Savona (“Sulla via dell’insurrezione”)
controbatteva, chiamando tutte le squadre di azione patriottica e tutti i cittadini
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a «mobilitarsi in permanenza contro i nazifascisti» .
3. Le organizzazioni dei carabinieri: “Richetto” e la “Centocroci”
Le dure esperienze della primavera del 1944 ed il consolidarsi dell’occupa-
zione germanica e del nuovo regime fascista posero il movimento clandestino
ligure, con crescente urgenza, di fronte a una nuova stringente esigenza: proce-
dere ad un più efficace inquadramento delle Bande già esistenti in montagna e
di quelle in formazione, regolando l’afflusso di nuove forze provenienti dalle
varie città liguri e specialmente sostenere l’inserimento di elementi di formazio-
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ne militare .
24 In quel momento le formazioni liguri erano state unificate, amalgamate e successivamente
inquadrate in una organizzazione militare efficiente ed unitaria; stabilire una precisa suddivi-
sione in Zone Operative, secondo le disposizioni del Comando Generale del CVL per l’Alta
Italia, con l’obiettivo, di creare, benché non nell’immediato, per ognuna di esse, un Comando
di Zona da cui far dipendere tutti i reparti operanti nel territorio di giurisdizione. «Le zone
furono inizialmente organizzate nel modo seguente, pur subendo, successivamente delle
modifiche, non sussistendo nel frangente le condizioni per una sistemazione definitiva e le
prospettive per la costituzione a breve scadenza dei comandi di zona: I zona operativa
(Imperia) nel territorio limitato dalla Valle del Roja a quella dell’Arroscia compresa; II zona
operativa (Savona) dalla Valle dell’Arroscia. Quella dell’Olba esclusa; III zona operativa
(Genova) dalla Valle dell’Olba alla Valle dell’Aveto compresa; IV zona operativa (Spezia)
dalla Valle dell’Aveto ai confini orientali della regione» (G. Gimelli, op. cit., pp. 183, 184).
25 G. Gimelli, op. cit., vol. I, p 161 e https://storiedimenticate.wordpress.com/2012/05/25/25-
maggio-1944/.
26 Ivi, p. 174.
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