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1944. LA RESISTENZA DEI CARABINIERI IN LIGURIA




                    Nel frattempo poiché tutti indistintamente i carabinieri erano stati cat-
               turati e deportarti in Germania e quelli sfuggiti alla cattura venivano attiva-
               mente ricercati dai nazifascisti, restavo nascosto in Alassio, cercando contatti
               per organizzare una banda partigiana autonoma di carabinieri già appartenuti
               alla mia compagnia. Individuato e scoperto da una spia fascista, certo Uboldi,
               comandante delle brigate nere di Albenga, che avevo conosciuto durante la
               guerra sul fronte occidentale, venivo da questi denunziato alla feldgendarmeria
               tedesca. Fui arrestato con uno stratagemma, a seguito di appostamento teso-
               mi dal ben tristemente noto Luciano Luberti, boia di Albenga, che era al ser-
               vizio dei tedeschi.
                    Venni rinchiuso nel palazzo I.N.G.I.C. di Albenga, adibito a carcere dai
               tedeschi, e fui per oltre un mese legato con i polsi e le caviglie dietro la schiena,
               torturato, seviziato, percosso e ripetutamente interrogato da ufficiali delle SS
               che insistevano interrottamente sui fatti di Genova, ed in special modo mi
               interrogavano  allo  scopo  di  ricercare  le  responsabilità  dei  miei  superiori
               dell’Arma e di accertare gli ordini ricevuti in quell’occasione» .
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                    Se da un lato l’episodio del Forte San Martino e l’esperienza raccontata dal
               tenente Avezzano Comes possono considerarsi scioccanti, lo spirito di lotta dei
               gruppi che animarono la Resistenza in Liguria non si arrestò, anzi, sia nei com-
               battenti sia nei cittadini si rafforzò l’ostilità verso le forze occupanti.
                    All’indomani  della  tragica  esecuzione,  Basile  emise  un  altro  violento
               comunicato .
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               8    Ivi, pp. 32-36. Rientrato in Italia, il tenente Giuseppe Avezzano Comes riuscirà a fuggire nel
                    luglio nei pressi di Verona durante un trasferimento. Organizzerà una banda di Carabinieri
                    partigiani operante nella zona di Alassio: Nuovamente arrestato dai fascisti, sarà rinchiuso ad
                    Albenga e sottoposto a torture. Liberato dagli alleati, ricostruirà il Comando di Compagni
                    adi Albenga. Arrestato da elementi del CLN poiché accusato di aver dimostrato eccesso di
                    zelo nella repressione di uno sciopero (in realtà, come egli stesso riferì, si era attivato per far
                    desistere gli operai dall’intento di fermare le attività, evitandone così l’arresto). L’ufficiale riu-
                    scirà però a fuggire e a presentarsi al Comando Generale dell’Arma. Una volta in congedo si
                    trasferirà in Eritrea dove eserciterà la professione di avvocato, stringendo profonde amicizie
                    con gli indipendentisti eritrei.
               9    “Cittadini, poiché alle ore 10 di stamane soltanto in alcuni stabilimenti di minore importanza
                    il lavoro è stato ripreso totalitariamente, attenendomi a quanto avevo annunciato stabilisco: 1.
                    Che le fabbriche che si sono mantenute in sciopero siano da oggi chiuse sino a nuovo ordine;
                    2. Che gli esercizi pubblici, da oggi si chiudano alle ore 17; 3. Che il coprifuoco, da oggi, abbia
                    inizio alle ore 18, per finire alle 6 del mattino; 4. Che assembramenti e anche semplicemente
                    gruppi superiori a tre persone vengano immediatamente disciolti dalla forza pubblica. Il Capo
                    della Provincia Carlo Emanuele Basile”, in Il lavoro di sabato, 15 gennaio 1944. Il generale
                    Leyers fece intervenire anche a Genova il Brigadeführer delle SS Zimmermann, il quale riuscì
                    ad ottenere dalle autorità italiane e germaniche la ripresa del lavoro. Tuttavia, pur avendo una
                    durata ed un successo inferiori al previsto, venne registrata una cifra (purtroppo solo inziale)
                    di scioperanti che si aggirava fra i 35 e 40.000 lavoratori. (Cfr. Enzo Collotti, L’amministrazione
                    tedesca in Italia, Milano, ediz. Lerici, 1963, p. 197). G. Gimelli, op. cit., vol. I, p. 115.

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