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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA
1. Il coraggio del tenente Giuseppe Avezzano Comes e dei suoi
carabinieri
Nei primi mesi del 1944, le formazioni clandestine liguri si trovarono a
fare i conti con un avversario che, attraverso un minuzioso e ben organizzato
lavoro di spionaggio in città e nei territori di montagna, cominciava ad avere
sempre più chiara l’articolazione del movimento patriottico sul territorio, tanto
che le azioni nazifasciste divennero dirompenti e drastiche. Dopo la città di
Savona, fu il capoluogo a subire i primi effetti della politica tedesca nel gennaio
del 1944.
Una grande rappresaglia fu attuata a Genova, durante la quale il movimen-
to clandestino fu duramente colpito, riportando la perdita di alcuni dei più attivi
elementi operanti sul territorio. A seguito di un’azione gappista compiuta in
pieno giorno nel centro della città, in via XX Settembre, da Giacomo Buranello
ed un suo complice che aveva attaccato con fredda determinazione ed audacia
un reparto germanico, colpendo due ufficiali, il 14 gennaio, una edizione stra-
ordinaria del Corriere Mercantile pubblicò un minaccioso comunicato che reca-
va il seguente titolo: «Otto condanne capitali eseguite all’alba - tutti gli esercizi pubblici,
ad eccezione dei ristoranti chiusi per tre giorni». Il testo era a firma del Capo della
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Provincia, Carlo Emanuele Basile . Al comunicato seguirono dunque le con-
danne: i due patrioti condannati a 20 anni di carcere militare furono Guido
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Pinna e Guido Carpi .
Il Tribunale Speciale che si era pronunciato nel merito, frettolosamente
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riunito nella sede della 36 Legione GNR di Albaro, stabilì che la fucilazione
a
dei condannati avvenisse al Forte San Martino, una delle tante strutture fortifi-
cate che sorgevano sulle alture della città.
Ma se le fucilazioni del 14 gennaio (la prima di questa portata) alimenta-
vano la speranza dei comandi nazifascisti di incutere timore nella popolazione
e specialmente scoraggiare i patrioti, una grande delusione si profilò quando il
plotone di esecuzione, composto da carabinieri comandati dal tenente
Giuseppe Avezzano Comes, si rifiutò di eseguire gli ordini.
1 Giorgio Gimelli, Cronache militari della Resistenza in Liguria, vol. I, La Stampa S.p.A. Industrie
grafiche, 1985, Genova, p. 114
2 I condannati alla pena capitale, invece, furono: Dino Bellucci, professore, di anni 32;
Giovanni Bertora, tipografo di anni, 31; Giovanni Giacalone, straccivendolo, di anni 53;
Romeo Guglielmetti, tramviere, di anni 34; Luigi Marsano, saldatore elettrico, di anni 33;
Guido Mirolli, oste, di anni 49; Giovanni Veronello, operaio, di anni 57.
3 La Guardia Nazionale Repubblicana. (GNR) rappresentava la “fusione a freddo” tra diverse
istituzioni che avevano funzioni di polizia. (Carabinieri Reali, Milizia Volontaria per la
Sicurezza Nazionale, Polizia dell’Africa Italiana). Si veda il contributo di Massimiliano Sole
in queste pagine.
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