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IL MARESCIALLO D’ALLOGGIO CIRO SICILIANO. FORNO DI MASSA, 13 GIUGNO 1944
strage così la ricorda: I primi, un gruppo di otto, li fecero scendere nel fiume. Non capivo
assolutamente che intenzioni avessero i tedeschi. Ora posso pensare che stavano cercando il
luogo dove fucilarli. Li fecero risalire la strada e li misero, in un primo momento, contro il
monte, ma poi li spostarono sul ciglio della strada. Di fronte il plotone di esecuzione, che vesti-
va divise color kaki. Il primo gruppo fu fucilato al petto, i condannati guardavano il plotone.
Dal secondo gruppo cominciarono a fucilare alla schiena. Vidi tutti i gruppi cadere sotto i
mitra. Nel terzo gruppo c’era anche mio cugino Lorenzo; chiamò sua madre, prima della chie-
sa di Sant’Anna, poi dal luogo dell’esecuzione. Dopo la raffica il corpo rimase sul ciglio della
strada, gli spararono nuovamente e lo gettarono giù con gli altri con un calcio. Il tutto è durato
circa mezz’ora. Nel quarto gruppo c’era un giovane, probabilmente, vide i corpi dei caduti sul
greto del fiume e non voleva proseguire. Di forza fu messo sul bordo della strada ed ucciso con
un colpo di pistola alla testa. Era uno strazio, era terribile. I condannati si raccomandavano,
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urlavano e piangevano .
Probabilmente il maresciallo Siciliano faceva parte del terzo gruppo.
Durante il breve tragitto l’attenzione del sottufficiale fu richiamata da Franco
Del Sarto, che lo seguiva in fila sul lato del monte, per tentare la fuga . Il gio-
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vane suggerì di spingere i due militari di scorta nel fiume e quindi fuggire verso
il monte. Siciliano fece cenno di no, il giovane rinunciò. Il tentativo di fuga, con
scarse possibilità di successo, avrebbe avuto molto probabilmente conseguenze
sui familiari degli ostaggi.
Raggiunto il luogo del massacro, Siciliano e gli altri uomini furono allineati
al bordo strada, rivolti verso il fiume, sotto di loro i cadaveri di chi era già stato
fucilato.
Franco del Sarto affermò poi: davamo la schiena al plotone, con la faccia rivolta
verso il fiume. Ho visto i cadaveri di coloro che ci avevano preceduto, erano parecchi. Mi sono
poi girato leggermente sulla mia sinistra ho visto un ometto basso che teneva in mano un fru-
stino. Era sotto una nicchia che c’è ancora, lì proprio di fianco al monumento. Non ho tolto
lo sguardo da lui, mi ero infatti reso conto che era lui che comandava il plotone di esecuzione.
Appena ho visto che abbassava il frustino, mi sono buttato giù. Un colpo mi ha preso la nati-
ca destra ed è uscito più in alto.
La testimonianza di Giulio Fruzzetti sembrerebbe aggiungere ulteriori
particolari: Il 13 alle ore 9.00, accortomi di ciò che stava accadendo sono scappato al monte
e imboccando di corsa un sentiero mi sono salvato. Dal mio rifugio potevo vedere la zona della
fucilazione. Anche il maresciallo scappò quando arrivarono i tedeschi. Era già al Pizzo
Acuto quando ci ripensò e tornò in paese per rispetto della divisa che indossava. Sapeva che
sarebbe andato incontro alla morte perché aveva accolto bene i partigiani. Quando i soldati lo
77 Forno 13 giugno 1944 cit., p. 118.
78 Ivi, p. 67.
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