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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA



                  Tra le ore 7.30 e 8.00 del mattino Tito, il maresciallo Siciliano e un certo
             Casolari furono visti in via delle Scalette avviarsi lungo un sentiero che conduce
             in montagna.
                  Il diciassettenne Giovanni Vivoli riferì : quel giorno fui svegliato dalle raffiche
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             di mitra e colpi di fucile. Mi portai in Piazza dei Martiri e trovai Tito che mi chiese qual
             era il sentiero che portava agli Alberghi, voleva evitare la strada carrabile. Ci dirigemmo verso
             le montagne passando per via delle Scalette, eravamo in 12. Angelo Tongiani dichiarò
             nel 1994: dalla filanda si sentivano spari e Tito mi disse che sarebbe andato lassù a vedere
             perché c’erano quei ragazzi che si erano uniti e noi in quei giorni. Partì con due partigiani e
             nemmeno dopo cinque minuti uno tornò e mi disse Tito è morto gli hanno sparato .
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                  Vittorio Biagi testimoniò : scappai verso i monti assieme ad Adamo e Ciro il
             maresciallo dei carabinieri, mentre i tedeschi ci sparavano addosso dalla Rossola. Arrivati in
             “Sor Le Ca”, il maresciallo disse che sarebbe tornato in paese. Io gli dissi di non andare, ma
             lui rispose che oramai aveva deciso e che avrebbe detto ai tedeschi che era prigioniero dei par-
             tigiani.
                  Presso la filanda vi fu uno scontro a fuoco, nell’occasione alcuni militari
             sbandati di Massa furono catturati dai militari italiani della seconda colonna.
             Uno di questi, Luciano Silva, nel corso di una intervista riferì: finita la sparatoria
             da quella bicocca ci trasferirono e rinchiusero nell’altra casa, con questi pionieri a sorvegliarci.
             Li arrivò un uomo in borghese: “Sono il maresciallo Siciliano. Sono venuto a presentarmi!”
             Ci portarono in paese. Il maresciallo dei carabinieri lo condussero separatamente .
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                  La presenza di Siciliano in paese stupì alcuni presenti: ricordo, quando mi
             riportarono fuori (dalla caserma carabinieri dopo interrogatorio), di aver visto il maresciallo
             Ciro che viaggiava armato. Ne rimasi sorpreso a vederlo circolare poiché, essendo egli genero
             di un capo partigiano, ritenevo che anche lui lo fosse .
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             7.  L’interrogatorio in caserma
                  Nel corso della mattinata, oltre un centinaio di uomini presenti in paese fu
             sottoposto  ad  interrogatorio.  Alcuni  testimoni  riferirono  ciò  che  accadde
             davanti la Corte di Assise Straordinaria di Vicenza.
                  Lo  studente  di  medicina  Calogero  Rinaldo  era  una  staffetta  partigiana.
             Catturato, fu interrogato dal Bertozzi in caserma, che decideva della sorte dei
             prigionieri.

             60   Ivi, p. 113.
             61   Ivi, p. 91.
             62   Ivi, p. 123.
             63   Ivi, p. 109.
             64   Ivi, p. 111. Testimonianza Iacopetti Giovanni.

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