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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA



                  Successivamente, giunse l’ordine di far spostare le formazioni partigiane
             sotto  il  monte  Contrario,  ove  era  presente  una  struttura  in  pietra  realizzata
             come ricovero per cavatori, al fine di evitare di essere catturati dal rastrellamen-
             to che i nazi-fascisti avrebbero eseguito in risposta all’attività partigiana.
                  Il 9 giugno i partigiani scesero dalle montagne. Angelo Tongiani, a capo di
             circa quaranta partigiani, si diresse a Forno mentre Vannucci, con circa trenta
             uomini, al Vergheto . Tito rimase alla base poiché feritosi mentre maneggiava
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             un’arma tedesca. Le reali motivazioni che indussero i partigiani ad occupare
             Forno ancora oggi non sono ben chiare, ma tale decisione sembra essere stata
             presa da Tito. Secondo Pietro Del Giudice, frate domenicano proveniente da
             Firenze ed esponente del CLN Apuano, fu Vannacci, vice di Tito, a decidere di
             occupare Forno .
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                  A seguito dell’azione partigiana non si registrarono scontri degni di nota
             con i fascisti del paese; alcuni furono portati Agli Alberghi.
                  Tito, secondo la testimonianza del Mario Conti, scese dal covo con una
             quindicina di partigiani e installò il comando presso la filanda.
                  In paese nessuno si oppose, compreso il maresciallo Siciliano, che consen-
             tì ai partigiani di entrare e installare il comando presso la stazione Carabinieri .
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                  Come testimoniato dal parroco don Tonarelli , Siciliano fu visto in caser-
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             ma, nonostante la licenza per malattia che gli era stata concessa.
                  L’azione sorprese il CLN che, oltre a non approvarla, la reputò una mossa
             intempestiva e un grave errore militare . Proprio Pietro Del Giudice, incaricato
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             di mantenere i contatti tra la resistenza fiorentina e quella massese, incontrò
             Tito, ordinandogli di rientrare Agli Alberghi .
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                  Lo stesso giorno, il maggiore Lastretti inviò ordini segretissimi ai capitani
             Arizio e Dolce affinché fossero avvisati i comandanti di stazione di nascondere
             immediatamente armi, soldi e carteggio . Fu anche disposta l’evacuazione delle
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             caserme in caso di occupazione delle stesse da parte di reparti tedeschi. Tali
             disposizioni  rappresentano  la  prova  evidente  del  collegamento  tra  il  CLN  e
             alcuni ufficiali dell’Arma.


             37   Forno 13 giugno 1944 cit., p. 89.
             38   Ivi, p. 75.
             39   Ivi, pp. 22, 75.
             40   Ivi, p 57.
             41   Daniele Rossi, Sangue d’Apuania, Pontremoli, Istituto storico della Resistenza Apuana, 2010,
                  p. 164.
             42   Daniele Rossi, Sangue d’Apuania cit., p. 164; inoltre Fruzzetti, Grossi, Michelucci, Forno 13 giu-
                  gno 1944, Edizioni Ceccotti, p. 75.
             43   ASACC, AS, PUARV, Serie Discriminazione ufficiali, fasc. di Arizio Roberto.

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