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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA



                  Siciliano rispose che avrebbero dovuto nascondere le armi e fare molta
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             attenzione .
                  È bene sottolineare che il comandante della stazione non denunciò l’acca-
             duto alle autorità, come invece avrebbe dovuto fare. Non è pertanto da esclu-
             dere che l’atteggiamento di Siciliano abbia consentito ad altri giovani di agire
             indisturbati. È risaputo che l’uomo non segnalò disertori, ma anzi fornì aiuto
             dispensando consigli per il tramite della popolazione.
                  Un’altra  prova  del  ruolo  di  Siciliano  è  l’impegno  della  famiglia  di  sua
             moglie Anna, che nascose per un breve periodo un uomo di origine ebraica,
             unitosi  successivamente  alla  formazione  Mulargia  e  un  aviatore  inglese .
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             Quest’ultimo fu accompagnato dai partigiani fino all’abitazione della famiglia
             Pegollo, ritenuto un luogo sicuro. Successivamente due partigiani trasferirono il
             fuggitivo in Garfagnana, consegnandolo al maggiore inglese Oldham.
                  Per evitare problemi con le autorità nazi-fasciste, Siciliano cercò di preve-
             nire situazioni che avessero potuto generare repressioni. Anche a tale scopo, si
             recò più volte nella frazione di Casette dove circolava voce che i bambini gio-
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             cassero con le armi dei partigiani . Nella frazione era operativa una formazione
             partigiana  di  sinistra,  denominata  Silvio  Ceragioli,  comandata  da  Enrico
             Antonioli, soprannominato Righetto. Intenzionato a capire la provenienza delle
             armi Siciliano effettuò diverse perquisizioni, sino a quando rinvenne dei fucili,
             un mitra e alcune bombe.
                  Ovidio Ricci nel suo testo riporta che: Righetto e Vittorio vennero denunciati
             alla Questura di Massa e che il maresciallo Siciliano chiamò i due a Forno per far notare i
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             gravi indizi .
                  Il ruolo dei Carabinieri era complesso: sin dalla nascita del movimento
             partigiano  apuano,  il  capitano  Roberto  Arizio,  comandante  della  compagnia
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             Carabinieri di Massa, ebbe contatti con il CLN massese ,  interfacciandosi con
             gli  esponenti  del  Comitato  (Alberto  Bondielli,  Armando  Cei  e  l’ingegnere
             Giovanni  Lazzoni),  grazie  al  maresciallo  maggiore  Leopoldo  Marotta.
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             Successivamente anche il maggiore Lastretti entrò in contatto con loro .

             20   ANPI Massa, Partigiani Apuani e linea gotica vol. II, Edizioni Ceccotti, pp. 35-36.
             21   Testimonianza orale di Pegollo Piero del 5 febbraio 2020 all’autore Pieraccini Paolo.
             22   L’episodio viene narrato in due testi: “la formazione Silvio Ceragioli di Casette”, di Ovidio Ricci
                  Edizioni Ceccotti, e l’altro “sui partigiani di Casette” di Idilio Antonioli, Edizioni Ceccotti.
             23   Ovidio Ricci, La formazione “Silvio Ceragioli” di Casette, editore Ceccotti, p.19, si veda anche
                  Idilio Antonioli, Sui partigiani di Casette, Edizioni Ceccotti, p. 23.
             24   Dalla dichiarazione del Gruppo Patrioti Apuani redatta a Campo dal comandante Pietro il
                  29 aprile 1945.
             25   Ibidem.

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