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IL MARESCIALLO D’ALLOGGIO CIRO SICILIANO. FORNO DI MASSA, 13 GIUGNO 1944
A Forno, durante i tre giorni di occupazione, i partigiani attuarono un
dispositivo di difesa e si impossessarono di ciò che era loro necessario.
La notizia della liberazione del paese, eretta a Repubblica Libera di Forno,
ebbe un’eco sensazionale. La voce corse velocemente, arrivando persino al cen-
tro di Lucca, innescando alcune diserzioni nelle fila dell’Esercito Repubblicano.
Il fenomeno rappresentò inevitabilmente un forte elemento di instabilità.
Il 10 giugno 1944, il direttore delle carceri di Massa, dottor Gaetano
Colantuoni unitamente a Pietro Pelù, fu chiamato a Forno da Tito; al primo
intimò di liberare alcuni prigionieri politici, al secondo chiese un contributo
economico. Colantuoni rispose che il comandante degli agenti di custodia
Pantalone Proietti sarebbe stata la persona adatta per tale compito. Catturato il
figlio di questi, i dodici prigionieri furono liberati tra cui anche il maresciallo
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dei Carabinieri comandante della stazione di Carrara, Ottorino Alonzo .
Proietti in seguito si suicidò .
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L’11 giugno, un membro del CLN, Gino Briglia, raggiunse Forno e riuscì
a far allontanare i partigiani. Tito rassicurò l’interlocutore che in serata i parti-
giani avrebbero abbandonato il paese; ne restarono però una trentina, presumi-
bilmente perché il giorno dopo si sarebbe tenuta la festa del patrono di Forno.
Nella stessa notte, il maggiore Lastretti ordinò all’appuntato Cei, chiama-
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to d’urgenza, di nascondere armi e munizioni nei pressi della carbonaia della
caserma, nascondiglio noto solo al capitano Arizio .
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44 Alina Gjika, Il carcere di Massa e l’eccidio delle fosse del fiume Frigido, Massa, Anpi, 2004, p. 139.
45 Condannato a dieci anni di reclusione e carcerato dal 19 gennaio al 10 giugno 1944 nelle car-
ceri di Apuania Massa. Durante la sua prigionia seppe dalla moglie che il maggiore Lastretti,
d’intesa gli avvocati Oreste Nori e Giorgio Altimi, si interessò della sua situazione per farlo
assolvere. Il giorno prima della causa ricevette la visita del maggiore Lastretti che il giorno
dopo, unitamente al capitano Arizio, si recò dal Presidente del Tribunale Provinciale ottenen-
do la promessa che il sottufficiale sarebbe stato assolto. Nonostante gli sforzi, Ottorino venne
condannato a seguito delle pressioni degli esponenti del partito fascista della provincia.
46 Idilio Antonioli, Sui partigiani di Casette, Massa, Ceccotti, 2016, p. 31.
47 Il 24 giugno ricevuto l’ordine di trasferirsi al Nord abbandonò il servizio e varcate le linee
amiche, unitamente ad un civile tale Cecconi, si presentò agli alleati. Giunto al comando
alleato l’ufficiale dell’Ara consegnò una relazione che descriveva i movimenti delle forze
tedesche. Due giorni prima il maggiore Lastretti, attraverso il tenente Iardella fece recapitare,
segretamente, delle pratiche delicate all’Avv. Brugnoli, già residente a Massa in via Goito, che
provvederà a custodirle. Vennero inoltre consegnati al predetto tenente i fogli caratteristici
dei sottufficiali, fogli matricolari del personale, la rubrica con i nominativi del personale del
Gruppo CC Apuania, pratiche della Caserma e casermaggio affinché vengano custodite nella
cantina della sua abitazione privata a Massa. Vennero inoltre consegnate al capitano Arizio
le chiavi della cassaforte contenente documenti riservati e soldi.
48 Nel mese di luglio mise a disposizione del CLN di Massa una cassa contente una ventina di
moschetti e un numero imprecisata di bombe a mano. Nello stesso mese informò il
Comitato che nel comune di Pontremoli per iniziativa del generale medico della riserva
Ferrari si era costituito un comitato con lo scopo preciso di recuperare oggetti di vestiario e
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