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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA
ragioniere comunale durante l’occupazione, nell’ambito delle indagini sull’ucci-
sione dei Tre Martiri condotta dal Comitato di Liberazione Nazionale di Fiesole
(CLNF). Nella relazione si legge che, “secondo il suo ricordo, il comandante
[tedesco] suddetto aveva ordinato la raccolta di un certo numero di secchi, badi-
li ecc. dando incombenza di questo al segretario [Oretti], che avrebbe dovuto
trasmettere quest’ordine alle forze di polizia italiane; queste sarebbero andate
nelle case mentre i soldati tedeschi li avrebbero accompagnati […]. Mancando
i carabinieri, si mandarono dei civili […]. Alla sera il comandante infuriato con-
statò la assenza dei carabinieri e domandò dove erano […] il comandante diede
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ordine di ritrovare i carabinieri entro due ore pena la fucilazione degli ostaggi” .
Come indicò chiaramente Naclerio nella dichiarazione del 1944, i carabi-
nieri non erano a conoscenza di tali sviluppi, dato che il 12 agosto erano ancora
nascosti nella grotta: “Qui rimasi tutta la giornata. Verso le ore 18 circa fui invi-
tato di recarmi nei locali della Misericordia dove ero atteso dal segretario del
Comune Oretti Dott. Salvatore [sic] e dal Mons. canonico Turini Luigi per
comunicazioni urgenti. In un primo tempo mi mantenni restio, ma consigliato
dagli stessi militari mi recai al luogo suddetto dove trovai il segretario e il cano-
nico suddetti i quali mi imposero di riprendere servizio e che avrebbero prov-
veduto loro a garantire la mia e la sicurezza dei militari. Ciò nonostante, io mi
mantenni sull’indecisione; ma la loro insistenza mi costrinse a interpellare i
carabinieri, i quali decisero in comune accordo di riprendere servizio”. Nella
dichiarazione del 1945 aggiunse un dettaglio commovente: “Preciso inoltre che
il carabiniere Marandola ebbe ad esclamare: ‘Se non ci presentiamo ed i dieci
ostaggi verranno fucilati non troveremo più pace per tutta la vita’”.
Oretti invece, nella sua dichiarazione del 27 settembre 1944, sostenne:
“feci insieme al Mons. Turini presente il caso rimettendomi alla loro volontà sul
da farsi. I carabinieri risposero che di fronte alla minaccia si sarebbero presen-
tati ed io dichiarai: ‘questo vi fa molto onore’. Consigliai l’appuntato Naclerio
di indossare l’uniforme che aveva presso di sé”. Sempre il 27 settembre 1944,
Turini confermò di essere andato con Oretti alla Misericordia, dove parlò con
Naclerio, ma aggiunse: “facemmo al quale presente il caso e lo invitammo a
riprendere servizio. Al nostro invito il militare si mostrò restio in un primo
tempo; ma delucidata più chiaramente al medesimo la situazione, il Naclerio si
decise a chiamare i suoi carabinieri per consigliarsi a vicenda. Venuti i tre militari
negli stessi locali si ripeté loro le medesime cose.
20 Per il documento, conservato a Firenze, Istituto Storico della Resistenza in Toscana (I.S.R.T),
cfr. Jonathan K. Nelson, Un inedito contributo dei Tre Carabinieri di Fiesole “all’armamento […] delle
formazioni partigiane” in ToscanaNovecento. Portale di Storia Contemporanea, 2019; e M. Bonsanti,
op. cit, pp. 95-97.
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