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I CARABINIERI NELLA LIBERAZIONE DI FIESOLE. (ESTATE 1944)




                    Dopo la fine della guerra, Armando sposò Edy e continuò ad abitare nella
               stessa  casa  di  Lidia  ma,  secondo  il  figlio  Leonardo,  nell’estate  del  1944  era
               nascosto in casa del vicino.
                    Viveva in una stanza sotterranea accessibile da una botola nel seminterra-
               to del civile Romano Zanobelli in via Gramsci. I due immobili si trovano a
               meno di cento metri dalla caserma, dal lato opposto della strada. La vicinanza
               dovette  favorire  non  solo  gli  occasionali  inviti  a  pranzo  di  Linda  Pratesi  a
               Marandola, La Rocca e Sbarretti, da giugno privi di stipendio , ma anche even-
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               tuali incontri tra i Tre Martiri e Sciommeri.
                    Nessun elenco di carabinieri a Fiesole che aiutarono i partigiani menzio-
               na  Ciofini,  nonostante  questi  avesse  coraggiosamente  accompagnato
               Pandolfo. Evidentemente aveva lasciato Fiesole prima del Primo agosto, quan-
               do Amico apprese della morte di Pandolfo, poiché dichiarò di aver ricevuto la
               notizia solo il 18 agosto, una volta rientrato da Firenze. Ciofini doveva essere
               consapevole del grande pericolo che correva rimanendo a Fiesole, specialmen-
               te se Pandolfo e Lunari avessero rivelato sotto tortura informazioni sulle atti-
               vità partigiane nella zona.
                    La comprensibile decisione di Ciofini di allontanarsi evidenzia il grande
               coraggio di Sbarretti, il quale pagò con la vita l’essere rimasto. Gli elenchi di
               carabinieri che combatterono in segreto per la liberazione non menzionano il
               carabiniere Giuseppe Plotegher il quale, secondo il figlio Giovanni, quell’estate
               era  di  stanza  a  Fiesole .  La  presenza  di  Plotegher  e  l’assenza  di  Ciofini  in
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               caserma  suggeriscono  che  gli  altri  sottoposti  di  Amico  -  ovvero  La  Rocca,
               Marandola, Naclerio e Sbarretti - avessero scelto autonomamente e consape-
               volmente di collaborare con i partigiani. Essi misero a rischio la vita per segui-
               re le proprie convinzioni non per obbedire agli ordini del loro superiore.

               4.  I rastrellamenti dei civili
                    Il 6 agosto, una settimana dopo l’uccisione di Pandolfo e Lunari per mano
               dei tedeschi, un evento drammatico coinvolse tutte le famiglie fiesolane. Stando
               al diario di Monsignor Rodolfo Berti, alle 11:00 il tenente Hans Hiesserich,
               comandante delle truppe tedesche, ordinò “che tutti gli uomini dai 18 ai 45 anni
               si portino alle ore 14 in Piazza [Mino], dinanzi al Comune (…) 250 uomini in
               preda al terrore, tra i pianti delle donne e dei bimbi, sono incolonnati come
               bestie per farli partire per destinazione ignota.
               12   Si veda più avanti, il brano della dichiarazione resa al CLNF dall’interprete Isabella Marchi.
               13   Un documento conservato nell’Archivio del Comune di Fiesole, Atti di Nascita, 1944, indica
                    che nell’aprile del 1944 il carabiniere Plotegher viveva con la moglie e una figlia neonata vici-
                    no alla caserma.

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