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I CARABINIERI NELLA LIBERAZIONE DI FIESOLE. (ESTATE 1944)
Sant’Anna, proprio sotto
le rovine romane.
Rammenta che in più
occasioni i giovani militari
avevano rivolto la parola a
lei e ai suoi fratelli. Il
ricordo dovrebbe risalire
a prima del 9 agosto,
quando, poche decine di
metri più in là, l’esplosio-
ne di una granata alleata
ferì lei e il fratellino, ucci-
19
dendo la madre .
Dichiarazioni successive
di vari testimoni indicano
che dei quattro carabinieri
solo Naclerio avesse por-
tato con sé l’uniforme.
Carabiniere Vittorio Marandola Come comandante interi-
(Fonte: Famiglia Amico)
nale l’appuntato, indos-
sando la divisa, probabilmente lasciò per primo la caserma, per accertarsi
che fosse libera la strada verso la Misericordia, seguìto poi da La Rocca,
Marandola e Sbarretti in abiti civili. Né loro né Amico sapevano ancora che
nel corso dell’11 agosto i tedeschi avevano deciso di proibire a chiunque di
recarsi a Firenze, a seguito della liberazione della città.
Quando appresero di non poter lasciare Fiesole travestiti da confratelli
della Misericordia, i quattro carabinieri avrebbero potuto scegliere di tornare in
caserma o di raggiungere un rifugio sicuro. Invece decisero di correre un rischio
altissimo, nascondendosi nella cosiddetta “Buca delle Fate”, un piccolo ambien-
te sotto le rovine del teatro romano di Fiesole, proprio alle spalle dell’edificio
della Misericordia.
6. Dal nascondiglio al comando tedesco
I carabinieri non potevano immaginare che il giorno successivo, il 12 ago-
sto, i tedeschi avrebbero scoperto la loro assenza. Gli eventi sono descritti det-
tagliatamente in una testimonianza resa il 15 febbraio 1945 da Raffaello Nieri,
19 L’episodio si trova in R. Berti, op. cit., p. 10, dove erroneamente il bambino più piccolo è
indicato come maschio.
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