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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA



             5.  Dalla caserma alla lotta per la liberazione
                  L’11 agosto rientrò all’ospedale di Camerata, base d’appoggio della Brigata
                                                                                 17
             V a metà strada tra Fiesole e Firenze, il comandante partigiano Sorani . Forse
             Amico lo venne a sapere. Il vicebrigadiere disse di aver ricevuto quel giorno una
             visita dalla “domestica della caserma, Sig.ra Torrini Edilia alla quale io conse-
             gnai L. 1000 ed un biglietto diretto ai carabinieri che ancora rimanevano in
             caserma, nel quale io dicevo loro di recarsi nei locali della Misericordia, da dove
             camuffati da fratelli della Misericordia, avremmo raggiunto Firenze ove già si
             combatteva per le strade”. Stando alla “Relazione” scritta da Genovese il 14 set-
             tembre  1944,  Naclerio  ricevette  “verso  le  ore  15”  la  lettera,  che  conteneva
             anche “l’ordine di sotterrare armi, munizioni e carteggio riservato e segreto”.
             Presumibilmente Genovese apprese questi ulteriori dettagli direttamente dal-
             l’appuntato. Certamente i carabinieri avevano voluto evitare che i tedeschi met-
             tessero le mani sulle loro armi ma forse avevano predisposto affinché potessero
             appropriarsene i partigiani.
                  Nella più dettagliata tra le sue dichiarazioni, quella del 18 febbraio 1945,
             Naclerio spiegò che, dopo aver ricevuto la lettera di Amico, “inviai dal Vescovo
             la signora Bartolucci Piera [che abitava vicino alla caserma], per sapere […]
             quale  atteggiamento  ci  consigliava  […]  la  signora  ritornò  e  ci  riferì  che  il
             Vescovo aveva detto di continuare a prestar servizio […] se proprio lo ritene-
             vamo opportuno ci rifugiassimo in qualche casa del paese al fine di non essere
             all’ultimo momento deportati dai tedeschi” . I quattro carabinieri avrebbero
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             potuto spostarsi nella stessa abitazione dove era vissuto Pandolfo o in una di
             quelle in cui ancora si nascondevano Amico e Sciommeri. Tuttavia, Naclerio
             scelse di non seguire il suggerimento del Vescovo e obbedì all’ordine di Amico.
             “Verso le ore 20.30 circa, dopo aver provveduto a far sotterrare nell’orto della
             caserma le armi in dotazione ai militari ed aver provveduto a chiudere tutte le
             porte e consegnate le chiavi alla domestica, mi portai insieme ai carabinieri nel
             luogo indicato dal v. brig. Amico, ma non fu possibile portare a compimento il
             nostro  piano  siccome  la  Misericordia  non  ottenne  il  permesso  di  circolare.
             Appresi intanto che i tedeschi cominciavano a razziare gli uomini del comune
             e mi nascosi insieme ai carabinieri negli scavi romani”.
                  Probabilmente i carabinieri conoscevano bene l’area circostante il tea-
             tro romano. Anna Rosselli, oggi ottantottenne, ricorda con lucidità come
             nel 1944 alcuni giovani carabinieri - forse proprio La Rocca, Marandola e
             Sbarretti  -  solessero  sostare  presso  il  muretto  davanti  al  tabernacolo  di

             17   Cronica di Camerata. Un ospedale nei giorni di guerra, agosto 1944, Fiesole, Libriliberi, 2010, p. 32.
             18   Per una trascrizione, cfr. https://issuu.com/quotidianonet/docs/nelson_naclerio_verbale_trascrizion.

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