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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA
Si saprà poi che saranno trasferiti al [Passo del] Giogo per lavori di forti-
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ficazione” .
Tra i deportati vi erano anche per lo meno due carabinieri: Amico e,
secondo Giovanni Plotegher, anche il padre Giuseppe. Forse erano stati inviati
al Giogo allo scopo di sorvegliare i prigionieri ai lavori forzati. Tuttavia la sor-
veglianza non dovette essere molto stretta, in quanto Amico e altri riuscirono a
scappare pochi giorni dopo.
Di certo il vicebrigadiere avrebbe avuto la possibilità di continuare a col-
laborare con i partigiani da molte altre località in Toscana. Invece decise di fare
ritorno a quella che di certo era la più pericolosa: Fiesole centro. “Mi ero rifu-
giato”, spiegò Amico, “nella abitazione del Sig. Borini Cesare, sita in via Marini
18”, di fronte alla Misericordia, a pochi minuti a piedi dalla caserma e dal
comando tedesco. Come sottolineò la figlia di Borini, Giuliana, in una dichiara-
zione del 16 gennaio 2004, si trattava di un atto di grande coraggio da parte di
civili: “è stato nascosto a casa mia, con grave rischio personale di tutta la nostra
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famiglia” .
A quel punto tra i carabinieri rimasti nella stazione di Fiesole Naclerio
aveva il rango più alto, poiché con il passaggio alla GNR era stato promosso
appuntato. Avendo compiuto 34 anni, era anche il più anziano, dato che
Marandola e Sbarretti avevano 22 anni e La Rocca 20.
Gli sviluppi successivi furono esposti dallo stesso Naclerio il 27 settembre
1944, quando era ancora di stanza a Fiesole, in una dichiarazione fatta a un
interlocutore particolarmente ben informato: il suo superiore nella Brigata V, il
brigadiere Vincenzo Genovese, il quale nel frattempo era stato nominato
comandante della caserma del paese. Naclerio affermò: “Il giorno 6 agosto
assunsi il comando interinale della stazione di Fiesole, per mancanza del V. Brig.
Amico Giuseppe, deportato dai tedeschi.
Mi recai nella mattinata del 7 agosto dal Vescovo [Giovanni Giorgis] per
ricevere consigli circa il comportamento da tenere durante l’oppressione teuto-
nica. Questi mi consigliò di continuare a prestar servizio per il buon ordine del
paese”.
14 Rodolfo Berti, Il passaggio della guerra a Fiesole. Diario di Monsignor Rodolfo Berti, Fiesole,
Libriliberi, 2008, p. 8.
15 Per la testimonianza, raccolta dall’allora Comandante della Stazione di Fiesole,
Luogotenente Raffaele Parissi, cfr. Vito Romaniello, I carabinieri martiri di Fiesole, tesi di lau-
rea in Storia dell’Arma dei Carabinieri, Università degli Studi di Firenze, 2010/2011, pp.
12-13.
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