Page 111 - Numero Speciale 2024-2
P. 111

I CARABINIERI NELLA LIBERAZIONE DI FIESOLE. (ESTATE 1944)




                    La mia giustificazione non fu accolta e fui associato ai tre carabinieri in una
               stanza del comando. Dopo circa 20 minuti ci ordinarono di uscire e portarci
               all’albergo Aurora sempre scortati da militari armati”. Riferì Oretti che, dopo la
               cattura dei tre carabinieri, lui fu richiamato dal comandante tedesco, il quale “gli
               fece veder le armi trovate, fucili [e] bombe a mano, dicendo che quelle armi
               erano state preparate contro di loro” .
                                                   22

               7.  La tortura e il martirio
                    Il racconto del tragico epilogo appare nel resoconto del 1944 di Naclerio,
               che  del  dramma  sarebbe  stato  l’unico  testimone  oculare:  “Giunti  all’albergo
               Aurora, attraversando un corridoio dove permanevano gli ostaggi, fummo rin-
               chiusi in un sotterraneo dove permanemmo per circa un’ora e poscia furono
               chiamati i soli carabinieri lasciando me ancora rinchiuso. Dopo pochi minuti
               sentii una scarica di fucile mitragliatore; poi un grido che fu quello di ‘Viva
               l’Italia’ ed un lamento; poi ancora una seconda e terza scarica ed infine alcuni
               colpi di pistola”. Presa la coraggiosa decisione di presentarsi, i quattro eroi sal-
               varono le vite dei dieci ostaggi.
                    Naclerio, sicuramente traumatizzato a vita dagli eventi, non fece mai rife-
               rimento a eventuali torture fisiche subite dai suoi tre sottoposti. Tuttavia essi
               furono seviziati, probabilmente all’Hotel Aurora. Poco prima di morire, l’ex-
               comandante Amico rivelò al figlio Giorgio “che al momento della riesumazione
               dei cadaveri [all’inizio di settembre 1944] i corpi dei tre caduti mostravano segni
               evidenti di fratture e di torture” .
                                              23
                    Sempre  in  piazza  Mino,  a  poche  decine  di  metri  di  distanza,  sorge  il
               Seminario vescovile. Da lì, dove era ricoverata per le ferite riportate tre giorni
               prima, Anna Rosselli, il 12 agosto sentì delle grida provenire dall’albergo. Le
               dissero che si trattava dei tre carabinieri, ai quali i tedeschi avevano prima strap-
               pato le unghie delle mani e poi sotterrato tutto il corpo eccetto la testa, mentre
               erano ancora vivi.

                    Martiri (di cui sopra, nota 8), si legge: “Accusato di far parte delle squadre partigiane, soltanto
                    perché nella caserma dei carabinieri erano stati trovati due moschetti in più dell’effettivo per-
                    sonale presenti in Fiesole, fu fucilato dai tedeschi”.
               22   Forse le bombe a mano erano proprio quelle rubate dai partigiani. Per questa ipotesi cfr. J.
                    Nelson 2019, op. cit., dove è riportata anche la dichiarazione al CLNF a proposito del fatto
                    che  l’interprete  Marchi  “aveva  una  certa  confidenza  con  un  soldato  tedesco  e  a  quello
                    domandò [il 13 agosto] che cos’era successo e questi disse che disgraziatamente si erano tro-
                    vate le armi”.
               23   E-mail di Giorgio Amico all’autore, 26 giugno 2018. Sebbene in famiglia dopo la guerra l’ex-
                    comandante assai raramente facesse riferimento degli eventi di Fiesole, i familiari trovarono tra
                    le sue carte una busta con alcune foto, che Amico aveva identificato scrivendone a penna i nomi
                    sul verso: erano i quattro eroi caduti per la libertà: La Rocca, Marandola, Pandolfo e Sbarretti.

                                                                                        109
   106   107   108   109   110   111   112   113   114   115   116