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I CARABINIERI NELLA LIBERAZIONE DI FIESOLE. (ESTATE 1944)
Sebbene non avesse specificato il luogo in cui il dettaglio inedito si
sarebbe verificato, una testimonianza riportata da un autore fiesolano nel
1994 potrebbe far luce su questi momenti: “Un uomo, oggi di una certa età,
allora giovinetto, assisté, non visto, alla fucilazione, e assicura che i carabinieri
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erano quattro, di cui uno in divisa” . Sembrerebbe, dunque, che Naclerio sia
stato messo al muro all’Hotel Aurora. Probabilmente i tedeschi, oltre a cerca-
re di carpire informazioni dai quattro carabinieri sui partigiani del luogo, vole-
vano spaventare a morte Naclerio, che avrebbero voluto riprendesse a lavora-
re in caserma per loro. Come nel caso di Pandolfo, possiamo star certi che
essi non rivelarono nulla, in quanto non risulta vi siano stati arresti tra metà
e fine agosto.
Nella dichiarazione del 1944 Naclerio riferì: “dopo un’ora circa” dall’ese-
cuzione dei tre colleghi, “fui chiamato dall’ufficiale tedesco e condotto da due
militari tedeschi al comando di Villa Martini dove venni interrogato sul mio
stato di servizio, sulla mia età e sulla situazione della mia famiglia e venni messo
in libertà con l’obbligo di prestare servizio a disposizione del Comune altrimen-
ti sarei stato fucilato anch’io”.
Ai suoi familiari Naclerio rivelò ulteriori dettagli sull’interrogatorio.
Secondo la figlia, Luciana Naclerio Fainozzi, il padre avrebbe inventato una sto-
ria, dicendo di aver perso la famiglia in guerra. “L’ufficiale tedesco gli domandò
della famiglia e mio padre rispose che erano morti tutti nei bombardamenti.
Quello insistette, chiese della madre, e mio padre confermò che era morta.
Forse fu per pietà, forse fu risparmiato perché era il carabiniere più anziano e
il più alto in grado a Fiesole e i tedeschi volevano che la caserma fosse tenuta
aperta”. Sicuramente le forze d’occupazione avevano necessità di un militare
italiano per svolgere i servizi di polizia. Tuttavia, egli dovette la propria salvezza
soprattutto all’uniforme.
Come spiegava il generale Alessandro Della Nebbia, già Capo dell’Ufficio
Storico, trovarsi in borghese non avrebbe potuto avere in quel momento alcuna
valida giustificazione e sarebbe stata una prova certa e inequivocabile dello svol-
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gimento di un’attività clandestina e quindi del tradimento . Potrebbe essere
significativo anche un altro dettaglio. Naclerio rimase in possesso delle sue tes-
sere di appartenenza a varie organizzazioni che durante la guerra erano clande-
stine, e anni dopo le consegnò ai carabinieri. Invece quelle dei tre Martiri non
sono mai tornate alla luce, forse perché sequestrate in caserma dalle truppe
tedesche.
26 Lorenzo Righi, Un Vescovo fra le due guerre. Mons. Giovanni Giorgis, Firenze, Parretti, 1994, p. 48.
27 E-mail all’autore, 21 agosto 2023.
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