Page 113 - Numero Speciale 2024-2
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I CARABINIERI NELLA LIBERAZIONE DI FIESOLE. (ESTATE 1944)




                    Sebbene  non  avesse  specificato  il  luogo  in  cui  il  dettaglio  inedito  si
               sarebbe  verificato,  una  testimonianza  riportata  da  un  autore  fiesolano  nel
               1994 potrebbe far luce su questi momenti: “Un uomo, oggi di una certa età,
               allora giovinetto, assisté, non visto, alla fucilazione, e assicura che i carabinieri
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               erano quattro, di cui uno in divisa” . Sembrerebbe, dunque, che Naclerio sia
               stato messo al muro all’Hotel Aurora. Probabilmente i tedeschi, oltre a cerca-
               re di carpire informazioni dai quattro carabinieri sui partigiani del luogo, vole-
               vano spaventare a morte Naclerio, che avrebbero voluto riprendesse a lavora-
               re in caserma per loro. Come nel caso di Pandolfo, possiamo star certi che
               essi non rivelarono nulla, in quanto non risulta vi siano stati arresti tra metà
               e fine agosto.
                    Nella dichiarazione del 1944 Naclerio riferì: “dopo un’ora circa” dall’ese-
               cuzione dei tre colleghi, “fui chiamato dall’ufficiale tedesco e condotto da due
               militari tedeschi al comando di Villa Martini dove venni interrogato sul mio
               stato di servizio, sulla mia età e sulla situazione della mia famiglia e venni messo
               in libertà con l’obbligo di prestare servizio a disposizione del Comune altrimen-
               ti sarei stato fucilato anch’io”.
                    Ai  suoi  familiari  Naclerio  rivelò  ulteriori  dettagli  sull’interrogatorio.
               Secondo la figlia, Luciana Naclerio Fainozzi, il padre avrebbe inventato una sto-
               ria, dicendo di aver perso la famiglia in guerra. “L’ufficiale tedesco gli domandò
               della famiglia e mio padre rispose che erano morti tutti nei bombardamenti.
               Quello  insistette,  chiese  della  madre,  e  mio  padre  confermò  che  era  morta.
               Forse fu per pietà, forse fu risparmiato perché era il carabiniere più anziano e
               il più alto in grado a Fiesole e i tedeschi volevano che la caserma fosse tenuta
               aperta”. Sicuramente le forze d’occupazione avevano necessità di un militare
               italiano per svolgere i servizi di polizia. Tuttavia, egli dovette la propria salvezza
               soprattutto all’uniforme.
                    Come spiegava il generale Alessandro Della Nebbia, già Capo dell’Ufficio
               Storico, trovarsi in borghese non avrebbe potuto avere in quel momento alcuna
               valida giustificazione e sarebbe stata una prova certa e inequivocabile dello svol-
                                                                         27
               gimento  di  un’attività  clandestina  e  quindi  del  tradimento .  Potrebbe  essere
               significativo anche un altro dettaglio. Naclerio rimase in possesso delle sue tes-
               sere di appartenenza a varie organizzazioni che durante la guerra erano clande-
               stine, e anni dopo le consegnò ai carabinieri. Invece quelle dei tre Martiri non
               sono mai tornate alla luce, forse perché sequestrate in caserma dalle truppe
               tedesche.

               26   Lorenzo Righi, Un Vescovo fra le due guerre. Mons. Giovanni Giorgis, Firenze, Parretti, 1994, p. 48.
               27   E-mail all’autore, 21 agosto 2023.

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