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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA



             del territorio nazionale, oltre cioè il fronte di guerra che si stava assestando lungo
             la Linea Gustav, l’Arma dei Carabinieri attraversò una fase estremamente com-
             plessa, sotto tutti i punti di vista, tale da metterne in discussione, per la prima
             volta, persino la sua stessa esistenza. Andando per sommi capi, occorre qui richia-
             mare brevemente gli episodi più rilevanti, al fine di meglio inquadrare quanto
             avvenuto negli ultimi due mesi del 1943. Una delle prime disposizioni emanate
             dallo Stato fascista repubblicano, infatti, fu la ricostituzione della vecchia Milizia
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             Volontaria  per  la  Sicurezza  nazionale  (Mvsn) ,  già  disciolta  dal  governo  di
             Badoglio nei giorni immediatamente successivi al 25 luglio.
                  A capo della Milizia venne posto Renato Ricci, uno dei gerarchi più lon-
             gevi e più importanti del cessato regime fascista, il quale, a partire proprio dal
             18 settembre 1943, prese a estendere le prerogative del nuovo corpo, cercando
             - in questo appoggiato fortemente dai tedeschi - di costruire un vero e proprio
             “esercito di partito”, che inquadrasse tutte le forze di terra sul modello delle SS
             nazionalsocialiste.
                  A tale progetto si opposero, naturalmente, i vertici del ricostituito esercito
             nazionale (particolarmente il suo comandante, il maresciallo d’Italia Rodolfo
             Graziani)  e  quindi  alla  Milizia  finirono  per  rimanere  -  ricostituito  l’esercito
             nell’ottobre 1943 - solo compiti di polizia civile e militare, con funzioni di ordi-
             ne pubblico interno. Ma Ricci riuscì comunque a far accettare un buon com-
             promesso, per la sua visione dei fatti, estendendo i compiti della Milizia, sì che
             l’8 dicembre venne approvato un decreto legislativo del Duce col quale si isti-
             tuiva il nuovo corpo della Guardia Nazionale Repubblicana (Gnr), che avrebbe
             dovuto inglobare la Milizia, i Carabinieri e la vecchia Polizia dell’Africa italiana
             (Pai). Si trattava, quindi, di una complessa struttura, che avrebbe dovuto fonde-
             re forze decisamente diverse e dare vita a un corpo (solo in agosto 1944 sarebbe
             entrato  come  “Prima  arma”  nell’Esercito  nazionale  repubblicano)  nuovo  e
             disomogeneo,  quale  unica  forza  di  sicurezza  radicata  nel  territorio  della
             Repubblica, grazie alla fusione delle stazioni dei Carabinieri e dei distaccamenti
             della Milizia.
                  Per quanto l’ordinamento e il funzionamento della Gnr fosse stato stabi-
             lito in un Decreto del Duce del 18 dicembre 1943, in realtà, dal punto di vista
             operativo, la realizzazione sul territorio della Rsi di tali disposizioni fu abbastan-
             za lenta e piena di ostacoli .
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             1    Cfr. P. Cappellari, La Guardia della Rivoluzione. La Milizia fascista nel 1943: crisi militare - 25
                  Luglio - 8 Settembre - Repubblica Sociale, Roma, Herald Editore, 2012.
             2    S. Fabei, La Guardia Nazionale Repubblicana nella memoria del generale Niccolo Nicchiarelli, 1943-
                  1954, Milano, Mursia, 2020.

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