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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA
dirsi soddisfacenti per la Rsi, anche in considerazione del fatto che non si erano
manifestati particolari buchi nell’organico dei carabinieri, sembrando che la
quasi totalità degli appartenenti all’Arma fosse rimasta al proprio posto, in atte-
sa degli eventi connessi alla “fusione”.
Certo, la struttura burocratica, tutto sommato, aveva retto alla prova, visto
che - bene o male - le prime reclute furono alloggiate, equipaggiate (certo con
ciò che passavano i tedeschi) e avviate alla caserma della neocostituita Guardia
nazionale, tuttavia le pressioni esercitate sui giovani non furono certo popolari,
anzi contribuirono ad alienare al fascismo repubblicano ulteriori consensi, e
videro la partecipazione attiva anche dei carabinieri, che, dietro diretto impulso
di Ramelle di Celle, dispiegarono le proprie forze in azioni di rastrellamento nei
confronti di coloro che si erano allontanati arbitrariamente dai reparti, di reni-
tenti. Tali misure repressive andarono anche a rivolgersi contro i parenti stretti
delle giovani reclute che non si erano presentate ai bandi di chiamata o che si
erano poi allontanati, redendo il clima sociale estremamente teso e favorendo in
questa maniera l’accrescersi dell’opposizione alla Rsi con forme di resistenza
civili e passive, in un primo momento, ma dopo il marzo 1944 anche con forme
di resistenza attive o organizzate militarmente. Secondo l’Amministrazione mili-
tare tedesca, del resto: La popolazione [lucchese] continua ad avere un atteggiamento di
rifiuto. La convinzione delle autorità italiane secondo la quale sarebbe evidente fra la popola-
zione un generale miglioramento del morale e una sorta di risveglio, non appare rispondente a
verità. Al contrario la popolazione mantiene un atteggiamento di quasi totale rifiuto nei con-
fronti del partito fascista, e nutre sentimenti anglofili. La calma che regna è del tutto esteriore;
l’atteggiamento amichevole che si dimostra verso la Wehrmacht e gli organi italiani del partito
è dettato esclusivamente da ragioni di opportunità. Per quanto si riferisce all’esercito italiano,
recentemente ricostituito, si deve sottolineare il fatto che gli ufficiali più anziani sono quasi tutti
seguaci di Badoglio e della Corona, e nei loro confronti è opportuna la massima cautela.
Spesso questi giovani tentano in tutti i modi di sottrarsi al servizio obbligatorio, dandosi
da fare per ottenere un impiego presso un ufficio tedesco. Sono molti, infatti, coloro che si sono
offerti come interpreti ad alcuni comandi locali, a volte senza neppure pretendere un compenso.
Molti pensano di sistemarsi presso l’OT [Organizzazione Todt] o in fabbriche che lavo-
rano per essa soltanto per poter ottenere un certificato attestante che sono alle dipendenze della
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Wehrmacht ed essere quindi esentati dal prestare servizio nell’esercito italiano .
Tuttavia Piazzesi volle mostrare il pugno di ferro, cercando di incutere
timore a chi osteggiava la Rsi.
7 Rapporto sulla situazione dal 15 novembre al 15 dicembre 1943 dell’MK 1015, Lucca 18
dicembre 1943, in Toscana occupata. Rapporti delle «Militärkommandanturen» (1943-1944), Firenze,
Olschki, 1999, pp. 245-246.
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