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                  La selezione attitudinale, dapprima effettuata, in fase sperimentale presso i
             c.a.r. sulle aliquote di militari già chiamate alle armi, è passata poi, in linea
             definitiva, a Distretti militari, ove viene attuata sulle aliquote giudicate abili ed
             arruolate dai consigli e dalle commissioni mobili di leva, destinate ad assolvere
             gli obblighi del servizio militare. nel coro di due-tre giorni, i giovani vengono sot-
             toposti ad un completo esame clinico - ivi compresa una indagine schermografica -
             e, subito dopo, ad un vaglio psicologico, consistente in una serie di esami collettivi ed
             individuali - con batterie di test appositamente elaborate - ed in un colloquio psico-
             logico avente lo scopo di far collimare i “desideri” dei soggetti con i risultati dei vari
             reattivi somministrati. i giovani esaminati vengono predesignati per le varie armi
             e servizi e per determinati gruppi di qualifiche, sicché, all’atto dell’incorporamen-
             to, essi non sono degli “sconosciuti”, in quanto esiste per essi una scheda selettiva
             riportante  preziosi  dati  orientativi,  accuratamente  analizzati,  circa  l’attività
             lavorativa svolta, circa gli studi eseguiti, circa l’ambiente familiare-affettivo, le
             condizioni sociali, i desideri espressi, oltre che sui valori attitudinali e, quindi, sul
             complesso della personalità: direi quasi un ritratto psichico del giovane soldato .
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                  Le considerazioni del tenente colonnello Pietroandrea, gettano luce su un
             periodo di profonda rif essione e speranza nel campo emergente della selezione
             psicologica.  Tuttavia,  queste  speranze,  anche  se  intrise  di  un  certo  idealismo,
             af rontano le sf de di un’epoca in cui l’applicazione di metodi e strumenti psico-
             logici af  dabili era ancora un obiettivo da raggiungere. In Italia, durante gli anni
             Cinquanta, le scienze psicologiche si trovavano in una fase di sviluppo limitato,
             ostacolato dall’assenza di una Facoltà di Psicologia dedicata e dall’insegnamento
             frammentario della disciplina all’interno di istituti di medicina o f losof a.
                  Questo scenario istituzionale costituiva una barriera alla formazione di un
             numero  suf  ciente  di  professionisti  nel  settore  psicologico,  nonostante  una
             domanda crescente sia nel settore lavorativo che militare. Di conseguenza, la sele-
             zione dei candidati, sebbene essenziale, era ancora af  data principalmente a uf  -
             ciali d’arma, il cui approccio era spesso basato sull’empirismo. La mancanza di un
             supporto adeguato da parte di esperti psicologi rappresentava una limitazione
             signif cativa, poiché l’introduzione di metodologie scientif che avrebbe potuto
             migliorare notevolmente l’ef  cacia e l’accuratezza del processo di selezione, così
             come avveniva in altri Stati.
                  In questo contesto, le speranze per lo sviluppo della selezione psicologica
             erano alte, ma si intravedeva chiaramente una strada lunga e tortuosa verso l’isti-
             tuzione di pratiche più avanzate e informate.


             82  Ivi, p. 1617.

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