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i carabinieri e La psicoLogia: viaggio tra storia e innovazione




               rapidità psico-motoria, capacità di adattamento e di apprendimento in situazioni
               nuove, controllo emotivo, volenterosità, cultura generale). a conclusione di dette
               prove il soggetto viene sottoposto, da parte di un Ufficiale particolarmente qualifi-
               cato ad un “colloquio” che, attraverso il contatto diretto tra esaminatore e soggetto,
               consente di mettere maggiormente a fuoco particolari aspetti della personalità e
               soprattutto di accertare i desideri del soggetto per l’assegnazione delle varie armi e
               servizi. in base ai risultati forniti di giovani nei vari reattivi, si determina il “pro-
               filo psicologico” che è l’insieme dei requisiti fisici, vocazionali, culturali, attitudi-
               nali, caratterologici posseduti dal soggetto per assolvere i compiti richiesti da una
               determinata specializzazione o incarico .
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                    Dopo aver completato la visita di leva presso i Distretti Militari, le giovani
               reclute venivano temporaneamente rimandate presso le loro abitazioni, in attesa
               della successiva convocazione presso i Centri Addestramento Reclute (C.A.R.).
               L’entrata nei C.A.R. rappresentava un momento cruciale nel percorso di forma-
               zione dei nuovi arruolati, segnando l’inizio uf  ciale del loro addestramento mili-
               tare. Durante questa fase, era attuata la seconda fase della selezione, un passaggio
               fondamentale nel processo di valutazione delle giovani reclute. un uf  ciale selet-
               tore del C.A.R. assumeva il compito di condurre un secondo colloquio, mirato a
               esaminare più approfonditamente il carattere e la personalità dei nuovi arruolati.
               L’obiettivo era chiarire e approfondire gli elementi emersi durante la visita di
               leva, al f ne di confermare o eventualmente rivedere l’assegnazione dell’incarico o
               del servizio precedentemente designato. Sebbene la procedura in due tempi fosse
               uniformemente applicata per la selezione di giovani destinati a ogni ruolo (trup-
               pa, sottuf  ciali e uf  ciali), ciò che dif eriva tra le diverse tipologie di selezione
               erano i criteri di valutazione. Questi criteri venivano resi più stringenti e rigorosi
               in base al ruolo cui il giovane aspirava, evidenziando l’importanza di personaliz-
               zare l’analisi in base alle specif che responsabilità e competenze richieste da cia-
               scuna mansione militare. La selezione attitudinale degli allievi sottuf  ciali  rap-
                                                                                      85
               presentava un momento cruciale nel percorso di formazione militare, af  dato ai
               competenti gruppi selettori operanti presso i Distretti Militari, distribuiti in loca-
               lità strategicamente signif cative, spesso sede di Comandi Militari di Regione.
                    Sebbene l’obiettivo principale di questa forma di selezione fosse l’accerta-
               mento dell’idoneità dell’ef  cienza “somato-psichica”, analogamente alla valuta-
               zione delle giovani reclute, gli standard richiesti agli aspiranti allievi sottuf  ciali
               erano più elevati e rigorosi.

               84  M Torsiello, 1962.
               85  Ivi, p. 1326.

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