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i carabinieri e La psicoLogia: viaggio tra storia e innovazione
In altri termini, egli metteva in risalto l’approccio innovativo adottato negli
Stati uniti, dove si era ritenuto opportuno arricchire il processo di reclutamento
militare con gli studi psicologici.
Tale approccio enfatizzava l’importanza di condurre non solo indagini psi-
cologiche, ma anche di utilizzare test specif ci volti a valutare con precisione le
caratteristiche dei candidati. Il Capitano Capursi, in un passo successivo, men-
ziona che tali metodi, in un certo senso, sono stati già impiegati con successo
nella selezione degli specialisti dell’Esercito. Tuttavia, nonostante questo, egli
auspica che:
per l’esperimento di un corso di psicotecnica selettiva si attuassero le seguenti
materie principali di insegnamento: psicologia generale, psicologia comparata,
antropologia, antropometrica .
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Questo periodo può essere interpretato come una fase di transizione, in cui
si assisteva a un progressivo spostamento dall’approccio unicamente centrato
sulla salute f sica verso una visione più ampia e olistica nella valutazione dei can-
didati al servizio militare. Tale evoluzione avrebbe successivamente condotto a
una maggiore considerazione dei fattori psicologici e comportamentali nel pro-
cesso di reclutamento, rif esso di una crescente consapevolezza dell’importanza di
una valutazione completa e approfondita delle capacità e dell’idoneità dei futuri
militari.
Il contributo del Capitano oscar Papini , presentato nel 1949, rappresenta
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una preziosa testimonianza della progressiva integrazione della psicologia nel
mondo militare. nella sua sintesi storica circa l’utilizzo della psicologia nella sele-
zione dei militari a livello internazionale, Papini pone le basi per def nire alcuni
concetti chiave della psicologia del lavoro. All’epoca, con “psicotecnica” si inten-
deva l’applicazione della psicologia alla scienza del lavoro, con l’obiettivo di rende-
re l’esperienza lavorativa più soddisfacente e produttiva per l’individuo. Questa
materia si articolava in due metodi principali: l’orientamento professionale e la
selezione attitudinale. La prima intenta a ricercare l’occupazione più adatta per
ogni individuo, mentre la seconda, protesa a individuare l’individuo più idoneo
per ogni specif ca mansione. Malgrado entrambi i metodi perseguissero l’obiettivo
di collocare “l’uomo giusto al posto giusto”, come enunciava il Taylorismo, il loro
approccio non solo implicava aspetti etici, ma generava anche percezioni diverse
da parte degli individui. L’orientamento professionale, che mira a soddisfare le esi-
genze e i desideri del lavoratore, veniva generalmente accolto con favore.
76 Ivi.
77 o. Papini, 1949.
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