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i carabinieri e La psicoLogia: viaggio tra storia e innovazione
l’art. 5 dispone che: il carabiniere ausiliario che risulterà meno adatto al servizio
dell’arma, potrà, entro i primi tre mesi della sua assunzione e con semplice determi-
nazione del comandante della legione, essere rinviato al corpo di provenienza. ove
poi per cattiva condotta si rendesse in seguito immeritevole di servire nell’arma dei
carabinieri reali, potrà, su conforme decisione della commissione di disciplina,
essere passato d’autorità ad altra arma perdendo il diritto al premio di cui all’art.
3 e rimanendo viceversa obbligato a restare alle armi fino al termine dei sei mesi
dopo la conclusione della pace, come da vincolo assunto.
I carabinieri ausiliari si rivelarono una preziosa risorsa per l’Istituzione e per
l’intero Paese, al punto tale che si ebbe un ulteriore incremento nel 1941, per le
esigenze straordinarie dello stato di guerra, e nel 1945 quando venne stabilito il
reclutamento su base volontaria dei carabinieri ausiliari tra i giovani appartenenti
alle classi di leva chiamate alle armi per svolgere il relativo periodo di ferma di
diciotto mesi.
In un’epoca segnata da una comprensione “circoscritta” della salute menta-
le e del benessere psicologico, l’attenzione dedicata ai requisiti di salute mentale
per i militari dell’Arma dei Carabinieri rappresentava un importante considera-
zione della salute e della stabilità all’interno dell’organizzazione. Sin dalle sue ori-
gini, l’Arma dei Carabinieri ha posto un’attenzione particolare sui requisiti psi-
cologici dei suoi membri, riconoscendo l’importanza di individui sani di mente e
di carattere per il buon assolvimento delle mansioni a loro devolute e per il buon
funzionamento dell’istituzione. Questo rigoroso processo di selezione, f nalizza-
to a individuare individui privi di segni o sintomi di malattie nervose, costituiva
un primo passo signif cativo verso il riconoscimento dell’importanza della salute
mentale nelle forze armate. Attraverso questa attenzione pionieristica alla salute
mentale, l’Arma dei Carabinieri dimostrava un impegno precoce verso il benes-
sere psicologico dei propri membri, anticipando di fatto le moderne pratiche di
selezione e valutazione psicologica nel contesto militare. L’attenzione posta sui
requisiti di salute mentale, unitamente all’importanza attribuita all’attestato di
idoneità morale, anticipava concetti più ampiamente riconosciuti in tempi suc-
cessivi. Questo concetto, fondato non solo sulle capacità f siche, ma anche sulle
qualità morali e psicologiche degli individui, può essere considerato tra i prodomi
di quel nucleo concettuale che negli anni avvenire acquisterà valutazione autono-
ma e che pian piano andrà a costituire la nozione di “attitudine”. L’idea che i
militari debbano non solo possedere abilità tecniche e f siche, ma anche compe-
tenze specif che e una sana stabilità mentale, è diventata centrale nelle moderne
pratiche di reclutamento e selezione militare.
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