Page 43 - Rassegna 2024-4 supplemento
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i carabinieri e La psicoLogia: viaggio tra storia e innovazione




                    Lo Stato Maggiore dell’Esercito italiano sollevava delle obiezioni, sostenen-
               do che, date le circostanze sociali dell’Italia, sarebbe stato inopportuno rinuncia-
               re alla leva militare tradizionale. Essi ritenevano che la leva militare avesse un
               ruolo cruciale nella formazione della coscienza nazionale e nella morale dei citta-
               dini. Di conseguenza, si propose alle Autorità Militari Alleate l’adozione di un
               sistema misto, con una quota signif cativa di militari di leva, circa il 40-50% del
               totale, sottoposti a un servizio di dodici mesi, mentre il resto dell’Esercito sarebbe
               stato composto da volontari, con un servizio di cinque anni.
                    Anche la formazione degli uf  ciali fu oggetto di confronto e di dibattito. In
               questo caso, le Autorità Militari Alleate ritenevano che:
                    l’intero sistema di addestramento era accademico e non abbastanza umano
               e personale. sentiamo che la relazione soldato / ufficiale non è quella che dovrebbe
               essere in un mondo democratico e per ottenere il miglior lavoro di squadra. La que-
               stione è vitale. nessuna procedura o tradizione antiquata deve impedire la creazio-
               ne del giusto tipo di ufficiale moderno per l’esercito .
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                    una volta concordate le modalità di arruolamento, incentrate sulla coesisten-
               za di una quota di coscrizione obbligatoria e di una quota su base volontaria, fu
               af rontato il problema della struttura deputata all’addestramento dei militari. Lo
               Stato Maggiore aveva manifestato qualche perplessità alla proposta degli Alleati
               circa la costituzione di speciali Centri di Addestramento per le Reclute (C.A.R.)
               perché riteneva economicamente più vantaggioso mantenere il sistema tradiziona-
               le che si fondava sul presupposto secondo il quale i militari di leva venivano adde-
               strati  direttamente  dai  reparti  a  cui  venivano  assegnati.  Malgrado  ciò,  ebbe  la
               meglio il sistema proposto dagli Alleati il cui vantaggio era quello di permettere di
               adottare i criteri di addestramento più uniformi ed omogenei per tutti i militari.
               Di conseguenza si diede vita a undici Centri di Addestramento Reclute (C.A.R.),
               uno per ogni comando territoriale, che iniziarono ad operare dal febbraio del 1946
               quando ripresero le regolari chiamate alle armi delle nuove classi di leva.
                    un aspetto particolarmente discusso e dibattuto fu anche quello concer-
               nente  la  formazione  militare  dei  quadri  uf  ciali  e  sottuf  ciale.  I  giudizi  degli
               uf  ciali inglesi su questo punto erano particolarmente severi. In aggiunta alle
               osservazioni del Major General L. Browning nel suo memorandum del 30 mag-
               gio 1945, anche il colonnello Pidsley del Quartier Generale della M.M.I.A. espri-
               meva posizioni simili. Ciò che in particolar modo si rilevava era:
                    la scarsa preparazione dei quadri costituiva il più grave difetto nell’organizzazio-
               ne dell’esercito italiano. nei rapporti redatti dagli ufficiali britannici si sottolineava


               47  Ivi, pp. 62-63.

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