Page 42 - Rassegna 2024-4 supplemento
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Il dissenso tra le truppe di fronte alla prospettiva di impiego nel manteni-
mento dell’ordine pubblico era evidente.
D’altra parte, una memoria (Memoria sulle forze indispensabili per la difesa
delle frontiere terrestri) presentata dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito alle
Autorità militari Alleate alla f ne del 1945 riassumeva i concetti e le linee guida
che avrebbero delineato il futuro delle Forze Armate italiane, concentrandosi in
particolare sull’Esercito.
Lo studio aveva lo scopo di determinare le forze minime necessarie per difen-
dere i confini dell’italia fino all’intervento del consiglio di sicurezza e si basava
sui presupposti che l’italia sarebbe entrata a far parte dell’onU, che avrebbe man-
tenuto la propria integrità territoriale e perseguito una politica di buon vicinato
con la Francia, la svizzera sarebbe rimasta neutrale e che germania e austria
avrebbero subito un disarmo totale .
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Questo ragionamento si fonda su un presupposto fondamentale: le Forze
Armate italiane dovevano essere in grado di af rontare il primo impatto di
un’eventuale of ensiva nemica, in attesa che l’intervento delle Forze Alleate
potesse ripristinare la situazione. Tuttavia, si presentava una sf da nell’identif ca-
re i compiti da assegnare alle truppe italiane: mantenere l’ordine pubblico o costi-
tuire un esercito di campagna per difendere il territorio nazionale. Fu così che
nacque il concetto di “Esercito di transizione”, un compromesso tra le aspirazio-
ni degli Alti Comandi Italiani e le richieste delle Autorità Alleate.
L’obiettivo era creare un esercito snello, di alta qualità e facilmente riorga-
nizzabile, in grado di af rontare le sf de del futuro. Con la direttiva numero 1
emanata dal Quartier Generale Alleato dell’8 novembre 1945, il governo italiano
diventa nuovamente responsabile dell’amministrazione del suo Esercito.
Mentre con la direttiva numero 2 del 7 dicembre successivo, la Missione
Militare Alleata in Italia (M.M.I.A.), che era il principale interlocutore alleato
con lo Stato Maggiore dell’Esercito italiano, tra le altre cose, curava che l’Esercito
venisse organizzato e comandato con criteri analoghi a quelle in vigore nell’eser-
cito inglese e parimenti ne verif cava l’adozione anche nei metodi d’addestramen-
to . Le Autorità Militari Alleate propendevano per un modello di reclutamento
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a lungo termine, noto come “ferma lunga”, che garantisse l’ef cienza e l’af dabi-
lità politica dell’esercito italiano. Questa scelta era giustif cata dalle esigenze della
moderna guerra, che richiedeva un addestramento più approfondito e rappresen-
tava una rottura netta con il passato.
45 L. nuti, 1989, p. 53.
46 Ivi, p. 59.
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