Page 38 - Rassegna 2024-4 supplemento
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oltre alla valutazione convenzionale delle abilità percettive e motorie
del candidato al pilotaggio, si era rivelato imprescindibile porre una partico-
lare enfasi sulla sua capacità di mantenere un campo di attenzione estrema-
mente ampio, capace di comprendere sia l’intera gamma degli strumenti
posti sul cruscotto, sia la situazione esterna all’aereo. In altri termini si rende-
va necessario comprendere se il pilota fosse stato in grado di focalizzare la sua
attenzione sulle diverse indicazioni provenienti dai vari strumenti di bordo e
di mantenerla concentrata per periodi prolungati, nonostante le numerose
variabili esterne che potrebbero interferire con essa.
Tra le due grandi guerre mondiali, sia in Europa che in nord America, si
assistette all’emergere di due approcci distinti nell’applicazione delle conoscenze
psicologiche nel contesto militare. Da un lato, si sviluppò un orientamento più
“ampio” che mirava a integrare le esigenze militari con quelle della società civile,
mentre dall’altro si delineò un approccio più strettamente connesso all’esercito e
ai suoi specif ci compiti. Questi due orientamenti, seppur ancora in fase embrio-
nale, rif ettevano la crescente consapevolezza dell’importanza della psicologia nel
contesto militare e la necessità di adattare le strategie e le pratiche alle sf de sia
della guerra che della vita quotidiana. La convergenza tra esigenze militari e civili
evidenziava un approccio più olistico e interdisciplinare, mentre l’orientamento
più ristretto all’esercito rif etteva un focus maggiormente specializzato sulle
necessità specif che delle forze armate. Questi sviluppi rappresentarono un
momento cruciale nella storia dell’applicazione della psicologia militare, antici-
pando la complessità e l’importanza sempre crescente di questo campo nell’era
moderna.
Ma a fronte di un particolare interesse e fervore intellettuale circa la possi-
bilità delle applicazioni del sapere psicologico al mondo militare, soprattutto a
livello internazionale, in Italia si registra una tiepida attenzione.
Il sentimento del mondo accademico, e non solo, nei confronti della psico-
logia era a dir poco di natura enigmatica: se per un verso sé ne carpivano gli ele-
menti di utilità pratica ed euristica delle applicazioni della psicologia a f nalità uti-
litarie e ad alto valore sociale, per altro verso non si agevolavano, se non quando,
in modo occulto, se ne ostacolava, una sua collocazione autonoma nell’ambito
universitario. A testimonianza di questo atteggiamento nei confronti della psico-
logia, per esempio, già negli anni addietro, nel 1939, il professor Mario Ponzo ne
aveva dato menzione. In un articolo, dal titolo in difesa della psicologia
sperimentale , si legge:
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39 M. Ponzo, 1939.
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